martedì, maggio 29, 2012

Zen - Life in Technicolor part 170



So solo io perché respiro l'aria e mi sento finalmente "Io". So cosa è mancato, cosa potrebbe mancare in futuro, cosa va trasformato, cosa va confermato. Finalmente, aggiungo.

Ho rammarico per il passato, spero nella speranza per il futuro. Dicono che la Provvidenza arrivi sempre in misura giusta, al momento giusto, con ciò che serve. Ecco: è questo che serve. Il giusto nel tempo giusto, con i modi migliori.

Anche quando le parole non ci sono nei modi giusti, anche quando le parole non arrivano mai come le vorresti, sempre quando la vita fai di tutto per renderla semplice e si complica da sè.

In quei momenti, ci sono due similitudini da utilizzare. Una è quella calcistica, l'altra è quella Zen.

Quella del calcio la lascio da parte, per oggi. Quella Zen è molto semplice, e sempre attuale. Respira, e sii calmo, come fossi una favola Zen.

E ragiona su ciò che conta. Sul serio, però: non ciò che conta sulle illusioni di sogni persino troppo importanti, anche di sè stessi.

E poi, fermati. Ci sei ancora, ti guardi le scarpe, magari sei anche in piedi e ti scopri ancora vivo.

Un buon punto di partenza.


lunedì, maggio 14, 2012

Capitano oh mio Capitano - Life in Technicolor part 169

Mi era capitato, nel passato, di scrivere un post su Nedved, un giocatore che non ho mai smesso d'amare.

La stessa cosa mi sento di farla oggi, Capitano. Per te.

Ti spiace se ti parlo come farei con un vecchio amico? Perché un po' lo sei.
 

Ho sempre considerato Antonio Conte(giocatore ieri, allenatore oggi) il simbolo della Juve che tifo, ma tu ne sei stato l'Essenza. La sostanza di una squadra che sapeva essere elegante, imbattibile, funambolica, imprescindibile da dei valori che solo lo Scandalo ha cercato di macchiare. Sei rimasto fedele anche sui campi che gli amici granata sbeffeggiavano: Rimini, Crotone, Frosinone.

Ricordo la mattina del 1996 in cui vincemmo la Coppa Intercontinentale, facevo seconda superiore. Era dicembre, ascoltavamo durante l'ora di matematica con il mio vecchio walkman la diretta su Radio1, e quando hai fatto goal Capitano, dal nostro banco in fondo alla classe io ed Emanuele esultammo e ci beccammo un richiamo perché "ascoltavamo la musica in classe".

No, non era semplice musica: era l'Inno al calcio, te che ricevi un passaggio da corner, lo addomestichi e sfregi gli argentini con il loro desiderio di vittoria.

Tu, impossibile da imitare, neanche quando gli altri, quelli con le striscie nerazzurre, presero il Fenomeno Luis Nazario da Lima detto Ronaldo. Noi cantavamo "Il fenomeno vero è Alessandro Del Piero" perché in quella stagione niente sembrava poterti fermare.



Ti fermò Zanchi, una domenica d'ottobre il giorno prima del tuo 24esimo compleanno, nel 1998. Avevi rischiato il Pallone d'Oro, non te lo diedero perché in finale di Champions ti stirasti e per quel Mondiale giocato in formato staffetta con un altro grande, Roberto Baggio.

Che odio quando sentivo dire che tu in nazionale non dovevi andarci.
Un ritornello che rimaneva sempre lì, sospeso.

Due anni dopo la finale degli europei, tu che sbagli un goal che dissero "fatto" e che forse è il simbolo della tua ferocia, rialzarti sempre dopo la crisi, come quando la palla non voleva entrare e la gente ti imputava di non essere ciò che sei sempre stato: unico, imbattibile, vertiginoso nelle cavalcate mai troppo veloci ma sempre precise, con quel dribbling che solo Zidane poteva superare, con quel tiro a girare che anche Platini - credo - ti abbia sempre invidiato.

Te la sei ripresa, la Gloria, nel 2006. Più che meritata, più che dovuta.

Dicono che di te si siano innamorati calcisticamente personaggi come Ferguson, che ti ha sempre voluto con sè al Manchester United (l'altro suo desiderio è sempre stato Raul, basterebbe questo a dire quanto fossi ammirato). Una volta Rooney dichiarò che avrebbe voluto giocare insieme a te: non bastò a farlo approdare a Torino, lui sì che preferì la corte di Sir Alex.

Con Trezeguet hai formato una delle coppie goal migliori della storia del calcio, ancora oggi riguardo i filmati di Udinese Juventus 0 - 2, era il 5 maggio 2002 e tutti sanno come andò a finire. Vi passate il pallone senza guardarvi, sapendo che l'altro c'era. Trezeguet quando lasciò la Juve ti salutò ringraziandoti per tutte le vittorie raggiunte insieme, tu da gran signore quale sei, lo omaggiasti riconoscendogli di esser stato uno dei più grandi cecchini d'area del calcio, oltre che un ottimo compagno di squadra.

Ti hanno ammirato tutti, hai avuto il rispetto di Totti. Capello disse che ti aveva allungato la carriera, tu amavi la Juve talmente tanto che saresti stato disposto ad andartene solo quando capisti che il suo ostracismo non era affetto, ma semplice e insanabile voglia di vincere. La stessa che avevi tu, e che non capivi come non potesse sposarsi con il Progetto capelliano, forse troppo legato all'estro violento e possente del meraviglioso Ibrahimovic bianconero. Sapevi che forse rimanere non avrebbe danneggiato solo te, ma anche la Juve. Fortunatamente, per certi versi, chi vuol vincere troppo non ha a cuore i colori: rimanesti tu, a ricominciare con noi. Capello e Ibrahimovic andarono altrove, ma chissà se il destino li ha premiati sul serio.

Una cavalcata lunga 19 anni, fino ad oggi. A questa vittoria da Invincibili.

Non posso gioire per lo scudetto targato Conte perché le immagini che scorrono sono del tuo commiato, ed è un neo troppo grande per chi ha a cuore la Juventus. Odiata da molti perché vincente e da oggi nuovamente nel posto che le compete, lassù prima di tutti gli altri.

Pinturicchio, Godot, Cavaliere della sua Signora che non vuole saperne di aver la stessa scorta, troppo affascinata dal nuovo che avanza per consentire al suo condottiero di tenerla al braccio in un ultimo ballo europeo, che spero, sento, voglio sia sfavillante come nel 1996, quando Jugovic beffò Van Der Sar e Torino divenne capitale del continente calcistico. Quanti soprannomi ti hanno dato, come gli eroi dei romanzi fantasy.

Numero 10 sulle spalle, simbolo di chi concepisce il calcio come paradiso dei giovani che sognano un futuro di sport. La Gazzetta conta le tue squalifiche stamattina e giubila il fatto che abbia ricevuto solo 2 espulsioni in 19 anni: posso dire che io c'ero, e ricordo come una delle due fosse per doppia ammonizione leziosa e non dovuta.

La storia del calcio ti omaggi, Capitan Del Piero. Tengo vivo il ricordo quando, un sabato del 2001, ti incontrai in un noto ristorante di Torino, ero poco più che ragazzino ed ero con mio papà. Attendevi il tuo turno per un tavolo libero in piedi, di fianco a tuo fratello, sembravi uno qualunque e invece eri Tu, semplice, tranquillo. Mi avvicinai imbarazzatissimo, ti chiesi: "Mi fa un autografo sull'abbonamento, signor Del Piero?" e tu, imbarazzato più di me, mi firmasti quel piccolo pezzo di plastica che ancora oggi conservo gelosamente. Quando ti sedesti arrivò Juliano, tuo compagno alla Juve e difensore coriaceo: si mostrò baldanzoso, e ricordo che con mio padre commentammo: "Del Piero è un fenomeno e riesce ad essere umile. E dire che lui sì potrebbe tirarsela.". Ci piacevi prima di tutto per come eri, uomo fra gli uomini, signore fra molti non signori. Esempio in un mondo che di esempi ne ha sempre meno.

Non so se essere incazzato, deluso, ho anche pensato di smettere di seguire la Juve e il calcio dopo che sarà arrivato il 30 giugno e ufficialmente diventerai un giocatore libero di scegliere: perché non riesco ad immaginare come non ci sarà più uno stadio a Torino che ad un certo punto urli come se non ci fosse altro: "Quando giochi m'incanto io di te non mi stanco sei la cosa più bella che c'è, Alessandro Del Piero alè".


Capitano, grazie di cuore.

Sono cresciuto con le tue partite e hai insegnato a tutti noi che si può essere il meglio senza mostrare il peggio di sè, che si può arrivare al top senza per forza essere scorretti, odiosi, sopra le righe.

Sei il migliore, lo sei sempre stato. Chi lo nega, sa di mentire.