mercoledì, giugno 27, 2012

Grey's Anatomy time - Life in Technicolor part 172

Fondamentalmente credo che tutti vivano in una grande puntata di un qualche genere di contenuto seriale.

La Vita non è altro che una sceneggiatura scritta, girata, montata e distribuita in un unico grande attimo, dove il cinema sono i tuoi occhi e c'è un solo spettatore, che poi sei tu.

Talvolta confondiamo le cose e c'è chi spera che la Vita, poi, confluisca in una delle tante serie tv finte, magari con protagonisti partigiani contro gli alieni, re guerrieri o semplici supermedici superfighi supergiovani indistruttibili e supermotivati a guardare avanti anche quando il mondo crolla.

In realtà, la Vita non è altro che la tua fiction. Non c'è possibilità far cambio con alcun'altra serie, con alcun altra Vita, con alcun altro personaggio.

Hai quella, e basta. Scelte giuste o sbagliate che siano state compiute, direzioni prese più o meno in maniera consapevole, pensieri fatti in maniera più o meno consapevole, e così via.

Vorresti che verso la fine della puntata parta la canzone molto riflessiva, la camera rallenti sul tuo viso che esplode lo sguardo rivelatore più chiarificatore che ci sia, magari che una voce fuori campo con tono di chi ne sa racconti qual è la strada del cuore, della mente e della serie tutta che tocca intraprendere, dove i dubbi non sono dubbi ma solamente certezze travestite da passanti.

Poi c'è che capita l'episodio che culmina con il colpo di scena, che altro non è la grande preparazione per il gran finale, in attesa che cominci la stagione successiva.

Dove magari non sarai più in un ospedale ma in mezzo a un prato, in un castello o su un aereo di ritorno dall'Iraq, con sempre la camera che indugia sulla tua faccia che è sempre quella anche quando gli anni passano e le stagioni terminano e ricominciano, tanto poi tutto ritorna, con l'autunno.

E invece, la Vita è un attimo soltanto, con un solo protagonista, le camere non si spostano mai come vuole il regista, che poi sei sempre e soltanto tu.





mercoledì, giugno 06, 2012

Aria - Life in Technicolor part 171



Sai quei giorni dove ti senti come un foglio di carta? Leggero, leggero, tanto che potresti volare via appena arriva una corrente diversa che ti solleva, ti trasporta, ti lascia andare.

Che immagine, eh? Non c'è nessuno al mondo che possa dire di non averla per un attimo trovata fra le pieghe dei suoi sogni, un giorno per caso passando dai mattoni di casa sua alle pareti dell'ufficio fino ai prati del giardino che costeggia il tragitto che fai per andare a comprare le sigarette.

Ebbene, sai quando in quei momenti ti senti mancare il fiato? Come se la corrente ci fosse sul serio e non stai soltanto immaginando, ma sei veramente diventato leggero e non c'è più carne e sangue intono alla tua anima ma carta, cellulosa estratta da piante lontane migliaia di chilometri.

Quando ti manca il fiato, è necessario fare lo sforzo di resistere. Non riprendere subito a respirare, imprimere nella mente che quello sarà sempre uno dei momenti in cui tu e solo tu sei padrone di ciò che ti può capitare.

Perché non c'è altro che leggerezza e tu non sei più qui ma sei in nessun posto, e il cielo e la terra diventano parte di un qualcosa che non si può più descrivere.

E la banalità di quel momento che tutti vivono si scoprirà essere l'attimo perfetto.

Riprendere a respirare sarà soltanto un esercizio di stile, a quel punto non potrai più fermarti là dove hai cominciato a volare.

Hai mai vissuto un giorno come quello?