giovedì, luglio 19, 2012

Il cercatore - Un racconto 83



Nella città non lo conosceva nessuno. Era un uomo solo di quelli che raramente la gente nota, con il viso anonimo e buffo, un filo di pancetta, il passo svelto e poco deciso, i vestiti semplici e colorati. Sorrideva sempre, e parlava - quando parlava - quasi cercasse di trasmettere una latente allegria immotivata, come fosse felice, chissà perché.

Viveva da qualche parte che nessuno avrebbe saputo dirlo, così come nessuno avrebbe saputo dire cosa veramente facesse. In effetti, la sua era occupazione stravagante e al contempo raffinata: lui cercava. 
La sua era una ricerca di quelle complesse che ormai nessuno capisce, considerata pazzia o semplice inutilità: in questi tempi così trasandati, quell'uomo cercava la delicatezza.


No, non quella che può dare una donna fra le lenzuola o il sollievo di una sachertorte morbida: cercava la vera essenza di quel senso per lui così misterioso, per comprenderla.

Così, l'uomo di giorno camminava per la città, fermandosi ad apprezzare ogni cosa che gli parlasse in maniera delicata del mondo, dal filo d'erba al cappello con la visiera colorato di blu abbandonato su una panchina, dalla ragazza che leggeva seduta in un prato alla bimba che traina un giocattolo di plastica sulla banchina che porta a un treno diretto chissà dove.

C'era tanta di quella delicatezza, in giro per il mondo, che chissà se sarebbe stato in grado di trovarla tutta, amava dirsi l'uomo quando le gambe facevano male e non riusciva più a camminare.

Eppure, continuava, continuava e continuava, cercando cose che gli altri non trovavano più, o forse non cercavano più.

Tornato a casa, alla sera, trascriveva e trascriveva, fino a riempire pagine lunghe e fitte d'appunti, come fossero parte di un'interminabile ricetta per la pietanza più gustosa del mondo.

Un giorno, rileggendo quelle pagine, decise che tutti quei suoi appunti dovessero diventare una storia.

Era troppa la delicatezza che aveva raccolta per stare in un posto solo, in un luogo isolato, senza che nessuno potesse goderne. E pazienza se le persone, ormai, alla delicatezza non facciano più caso, pensò fra sè l'uomo, in fondo basta solo trovare la chiave giusta per raccontargliela.

Così, decise di trovare un luogo dove potersi fermare, per trovare il modo giusto per raccontare quella storia. 


L'uomo camminò per le strade della città, guardò la gente sfilare sul cemento e gli autobus, dentro e fuori i palazzi caotici della quotidianità. Non parlava con le persone, non le voleva disturbare perché sapeva che, anche solo chiedendo loro un attimo per ascoltare, loro non avrebbero ascoltato.

Della delicatezza, ormai, non interessa nessuno. Non interessa di me, pensò l'uomo, anche se io mi interesso al tutto. Ed è giusto così, pensò, perché le cose si devono capire da soli, non bisogna farsele spiegare da chi dedica il tempo a comprenderle.

Così, l'uomo camminò e camminò, triste perché non riusciva a trovare un luogo per lui. E passarono i giorni, e nonostante le sue ricerche non trovò alcun posto adatto.

Finché, una mattina, l'uomo arrivò in un giardino enorme vicino al fiume che tagliava in due la città. Era seduto su una panchina, uno zainetto con dentro tutti i suoi appunti, le liste, gli scritti, i disegni, una merendina e un succo di frutto per la colazione e qualche matita, guardandosi attorno, tranquillo.

Ad un certo punto, dal viale che attraversava il giardino, comparve una strada combriccola: erano ragazzi e ragazze, carichi di zaini e strumenti musicali. Uno, addirittura, portava tutto con un piccolo carretto, trainato a mano.

Cantavano, e camminavano in un'amalgama che sembrava disordinata ma che era assolutamente caotica e bellissima. Alcuni si tenevano per mano, altri mentre camminavano, ballavano. Respiravano felicità, e si vedeva.

L'uomo ne rimase meravigliato, e seguitò a osservarli mentre piano piano s'avvicinavano a lui.

Ad un certo punto, un ragazzo castano si staccò dal gruppo e gli andò incontro.

Ehi tu, disse, cosa stai cercando?

L'uomo lo guardò meravigliato, non sapeva come avesse fatto quel ragazzo a capire che era alla ricerca di qualcosa, poi gli disse Sto cercando un luogo dove raccontare la delicatezza che ho trovato nel mondo, e poi gli sorrise come per ringraziarlo di quel gesto inaspettato.

Vieni con noi, allora, gli rispose il ragazzo, noi andiamo in un posto per suonare insieme, andiamo a cercare il senso profondo delle cose e provare a metterlo in musica.

Ma io non so suonare, gli rispose l'uomo.

Non fa nulla, disse il ragazzo, vieni a raccontaci ciò che hai visto, aiutaci a trovare la delicatezza laggiù, dove andiamo.

Allora l'uomo si alzò, si sistemò lo zainetto sulle spalle, e seguì il ragazzo.

Si aggregarono a quella carovana impazzita di gioia, mescolandosi alle persone che tutte, in coro, li accolsero in mezzo a loro.

Dove andiamo?, chiese meravigliato da tanta vitalità l'uomo.

Andiamo al Bosco, amico mio, gli disse il ragazzo che era andato a chiamarlo sulla panchina, e laggiù avrai tutto il tempo di raccontare ciò che vuoi.

L'uomo sorrise, ringraziò, si mise a camminare, mentre quel gioioso rumore si muoveva con i passi di tutti.

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n.d.a. : Il Bosco esiste sul serio



2 commenti:

Unknown ha detto...

Ogni tanto facebook ti regala qualcosa di bello da leggere. :)
Bellissimo, complimenti!

Francesco Gavatorta ha detto...

Grazie mille, mio anonimo amico. Torna a trovarci :)