venerdì, luglio 13, 2012

Paesaggio, strade, io - Life in Technicolor part 173



Se passi da questo blog da un po', amico lettore, ti sarai reso conto che a me piace guidare. Mi piace proprio, soprattutto quando sono da solo. È l'unico modo che ho, insieme a correre, di fare le cose che più mi fanno sentire vicino a me stesso: pregare e immaginare.

Ad alcuni non dirà nulla. Ad altri invece farà sentire le vene fibrillare. Altri ancora lo troveranno stupido.
Io invece lo trovo reale.

Però, ecco: immagino un viaggio in autostrada, e lo faccio con te amico lettore. Lo voglio raccontare come lo debba fare oggi, adesso stesso. 


 Sai no, come funziona?  Entri felice. Silenzioso tu, il motore che sa che presto lo farai andare a pieni giri. E tu sei lì, speranzoso che sia il viaggio più bello che tu possa fare.

Di fronte c'è la striscia bianca, le corsie. Le strade sono tutte uguali solo se le guardi al centro, perché intorno ogni centimetro è diverso dall'altro. C'è spazio abbastanza per andare veloce e passare di fianco ad altre auto, dove la gente sta viaggiando per chissà andare in chissà quali altri luoghi, e per un attimo le storie s'incrociano senza che nessuno dica nulla.

La strada ha una cornice, che è il paesaggio. Si riempie di colori e di speranze, quando lo tagli in quell'attimo che il rettilineo si fa sicuro e puoi farci passar sopra lo sguardo. E anche lì, tutto è mutaforme, si trasfigura sotto il passaggio degli occhi, sa che lo guardi il paesaggio ed è l'unica cosa che ti risponde, la sua fluidità, visibile quando è silente.

Viaggiare sotto il sole o nella pioggia. Guidarci dentro, al viaggio. Passarci sopra la mano e sentirlo pulsare come fosse tutto nel volante, nella leva del cambio che ti dimentichi d'avere quando sei lanciato al massimo che la tua macchina può darti.

In quel sistema di complessità c'è tutto il tuo mondo. Se stai bene attento, ritroverai ogni singolo ricordo di tutte le persone che hai incontrato nella tua vita. Gli alberi diventano lavagne verdi che ti passano al fianco, non si fermano, e dentro son scritti tutti i sogni che hai fatto. 


E poi. 

Le nuvole che ti seguono ovunque tu vada, il sole che è sempre quello ed è mille soli diversi, e poi ancora: storie, storie, storie. 


Ecco cos'è per me guidare. E immergermi nelle mie storie e in quelle di tutto il resto del mondo. È fare silenzio abbastanza per raccogliere quelle che mi piacciono di più, assaporarle, per un attimo forse sentirmici parte.

Fino al prossimo autogrill, superato il casello, quando si esce dall'autostrada e sai che sei arrivato, e inevitabilmente quella magia lì rimarrà ad aspettarti lungo il cammino, quando sei in movimento nessuno può respirare abbastanza forte per farti sentire la vita, che sta là, fra cielo, velocità, nuvole e paesaggio che si fa solo colori sfocati e forme senza contorno.











2 commenti:

Anonimo ha detto...

E' sempre un piacere di tanto in tanto fare un giro da queste parti.

Francesco Gavatorta ha detto...

Grazie, mio anonimo amico. Ed è sempre un piacere accogliervi.