martedì, ottobre 16, 2012

Lettera all'Amico Perduto - Life in Technicolor part 176


Ne è passato di tempo, Amico mio.


Proprio tanto. E dire che mi ritrovo a chiedermi spesso da quanto ci conosciamo. Non sapremmo neanche dirlo, quando abbiamo pensato per la prima volta d'esser diventati amici.

Forse non ce lo siamo neanche detti, a voce. Mai, neanche quando ne eravamo diventati certi.

Nei fatti e nelle scelte, si è amici quando vedi scorrere il tempo e capisci che l'altro sta invecchiando con te.

Noi due, per dire. Potevamo fumare un pacchetto di Philip Morris scure in una notte, a 16 anni, e non sentir il peso di tante birre bevute in un'ora soltanto. C'erano i sogni e le carcasse delle nostre voglie mai sopraffatte, a ricordarci che era tutto da scrivere. Ancora, per l'ennesima volta, una pagina bianca.


Tante volte, guardandoci, ci siamo chiesti se si sarebbe potuto fermare il tempo a quelle immagini. Alle prime serate in auto, ai primi scontri generazionali con i nostri genitori che non capivano cosa ci fosse, oltre. Ai gradi di separazione fra noi e l'ennesimo idolo da osseravare, da lontano, chiudendo gli occhi e immaginando che insieme a noi ci fosse anche quell'aura d'ammirazione che attribuivamo ad altri.

Amico mio, dove ti ho perduto? Nei rifiuti che non abbiamo saputo accettare, uno dell'altro. Nelle incomprensioni dei primi amori che l'altro non condivideva, o che faceva finta d'accettare.

L'amicizia è quella roba strana per cui una persona è speciale più di tutte le altre, a suo modo. Nonostante il tempo riesca a cambiarla, per te, Amico mio, io ero sempre io. Per me, Amico mio, tu eri sempre tu. Nonostante i capelli che trovavi al mattino nel lavandino fossero sempre di più, e le tempie si delimitassero sempre più in spazi ampi come il green di un campo di golf.

Ci ha battuto il fatto che ci siamo sempre dati per scontato, Amico mio. Ci siamo sempre dati per certi. Ma le persone non sono certe neanche quando s'abbandonano a quel senso lì che tutto rimarrà immutato, anche quando dici le cose come sono, senza più nasconderle.

E ora, Amico mio, ora che tutto è stato detto e io e te siamo rimasti in due a leggere le parole dette in tutti gli anni che sono passati, è soltanto ora che mi rendo conto che anche questo fa parte del disegno.

Che ci sia una fine anche quando non ci rendiamo conto che sta arrivando. Che i contorni si facciano rarefatti e senza costrutto.

Ci si perde, presto o tardi, alla fine è così che va il mondo: è proprio così che non lo volevamo ma a volte vince lui e a noi non resta che la strada, lunga o corta non importa, basta andare.

Intorno i finestrini si riempiono di paesaggi, le canzoni non bastano, il motore romba, procedere e non fermarsi fino a che anche i ricordi non ci saranno più.

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