giovedì, ottobre 18, 2012

Prima nel pensiero - Life in Technicolor part 177



Stanotte ho fatto un sogno.

C'eravamo io e te, in una delle tante vie di Torino dove ho passeggiato nei miei 30 anni, e tu eri esattamente come ti ho sempre immaginato: piccolo, fragile, sorridente, con una di quelle tutine tutte colorate d'azzurro e di bianco con gli elefantini che sorridono, e una voce delicata che potrei distinguere fra tutte quelle che ci sono al mondo.

Una voce che non parla con parole ma con piccoli, impercettibili rumori che dicono per te la tua età.

Eravamo in macchina, e tu eri seduto sul seggiolino, sul sedile di fianco al mio. Ti prendevo in braccio, ti parlavo e tu mi sorridevi senza saper di sorridere. E io ti guardavo, e dicevo: "Ora ti porto a casa dalla mamma", e tu ridevi come fanno i bambini quando sono piccoli, che ridono senza saper di ridere.

E così cominciavo a camminare, e il mio sguardo si spostava e potevo guardarci mentre insieme, così, andavamo via.

Il sogno finiva lì, ma i miei ricordi no: quelli non sono finiti quando mi sono svegliato.

Dicono che tutti quanti siamo nati prima nel pensiero di Dio che dalla carne dei nostri genitori, forse è così anche quando un uomo e una donna immaginano la persona che il loro Amore vuol generare. Quando sogni di poter toccare con mano il frutto di due persone.

Io penso che tu sia nato così, piccolo. Nel sogno non ti chiamavo per nome, non sapevo dove andassimo e perché, non sapevo quanti anni avevo io o quanti mesi potessi avere tu: so solo che ti stavo portando dalla mamma. So che eri mio figlio e che io - posso ancora sentire distintamente quel pensiero - mi ripetevo in mente "Sono il tuo papà.".

Questa notte ti ho sognato, e tu eri lì con me. E se anche il destino ancora non mi ha dato l'occasione di conoscerti di persona, tu per me sei già vivo e io già ti amo fino a star male.

E pensare che ti ho visto solo un attimo in sogno, questa notte. Un unico frammento di vita che, da stamane quando mi sono svegliato, posso rivedere e rivedere quante volte voglio, posso sentire ancora l'emozione di tenerti in braccio: e mentre lo faccio, posso ancora provare come, guardandoti in quella Torino uguale a tutte le Torino che ho vissuto, mi sentivo finalmente giunto al climax, al punto di più alto.

Oggi più che mai, vorrei che sul serio stanotte tu abbia visto la luce senza esser ancora nato. Che questo sia solo un teaser di ciò che ci aspetta, quando finalmente sarai con me e potrò vivere per te come ho sempre sognato di fare.

Nato, prima nel pensiero. Attendendo che tu possa arrivare qui davvero, da me e dalla tua mamma che ci aspetta in chissà quale casa, aspettando di poterti raccontare di quando ho scritto di te prima ancora nascessi, aspettando di poterti finalmente prendere in braccio sul serio e poter camminare insieme in questo mondo così farabutto, ma che insieme forse sarà anche un po' più accogliente. 







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