giovedì, novembre 08, 2012

53,14 € - Un racconto 85




Alla cassa del supermarket c'era coda.

La solita coda, da mercoledì sera con i negozi chiusi in quasi tutta Torino e solo i supermercati aperti fino a tardi. Con la giornata ristretta dell'autunno post ora solare/legale (che poi, non ricordo mai quale sia a cambiare, d'autunno), fuori era già buio.

Mi attendevano per cena.

Puoi portare il pane? Birra ne abbiamo già, mi aveva detto al telefono il Gobbo, e io avevo risposto Certo, il pane lo prendo al supermarket prima di venire da te, poi quand'ero arrivato avevo pensato che due birre male non fanno mai, e avevo preso, oltre a due baguette ben cotte anche due bottiglie di Moretti. Da casa, invece, avevo preso del brie, anche se a casa del Gobbo ogni cena cominciava con il Brie e il salame come antipasto.

Daz aveva avvisato che ritardava, quella sera. Cico non c'era, mentre Pitro come al solito sarebbe arrivato alle 20.30.

E io stavo lì, in cassa, ad attendere il mio turno, immaginando di cosa avremmo dovuto parlare, se del tempo, di Pes2013, o delle cose che quando scollini i 30 anni sono sempre più difficili di quando ne avevi 20. Le cose belle, le cose brutte, non importa: è tutto più difficile, quando nessuno può più chiamarti "ragazzo", senza che tu ti senta preso per il culo almeno un po'.

Alla cassa una ragazza con i capelli mossi, neri, gli occhiali da segretaria e le mani da cassiera, passava i codici a barre di una signora con il carrello pieno di vasi di piante aromatiche e di bagnoschiuma. Il prezzo saliva e saliva, e guardavo di fronte a me mentre il bip bil bip dettava il tempo, noi consumatori del mercoledì sera in coda prima delle ore 20, quando i negozi a Torino chiudono e finalmente è riposo per tutti.

Non lo notai subito, il tizio di fronte a me. Quello che aveva il cesto verde con i manici gialli e ogni tanto si voltava verso di me, e mi guardava. Guardavo di più la signora con il carrello pieno di vasi di piante aromatiche e di bagnoschiuma, ma lui no. Ero concentrato a tenere con una mano sola le due bottiglie di Moretti dal collo, pregando di riuscire a tenerle senza farle cadere.

Poi, quando la ragazza alla cassa finì il conto e disse Prego, tocca a lei, lui si mosse e cominciò a disporre la sua merce sul nastro. La prima cosa che notai furono le sue mani. Mani arrossate, raggrinzite, le unghie corte e le dita sottili. Mani delicate, e invecchiate, che lentamente prendevano tutto ciò che c'era nel cesto verde con i manici gialli e ordinatamente disponevano, con criterio, calma. Tre sacchetti di insalata già lavata di diverso tipo, fette biscottate di uno di quei marchi di proprietà dei supermercati, poi yogurt, un vasetto grande di quello bianco e altri più piccini alla frutta, un sacco di plastica pieno di mele gialle, una retina con tante arancie, poi dei fiocchi d'avena, e ancora delle lattine di birra Dreher, tre per la precisione, che allineò una dietro l'altra dopo che le aveva disposte in ordine sparso, e ancora della carne bianca, e tanti altri alimenti, che mi sembrarono salubri ma assolutamente quieti, come se non ci fosse che ordine e metodica in ogni boccone che di tutta quella roba avrebbe fatto. Solo le tre lattine di birra sembravano un'eccezione alla regola, e nell'ordinarle era stato bravo a farle sembrare organiche al contesto.

Alzai lo sguardo e lo osservai in volto. Aveva il viso dello stesso colore delle mani, baffi e pizzetto che gli giravano intorno alla bocca, i capelli ingrigiti. Gli occhi erano di un azzurro acceso, come se fossero stati strappati dalla faccia di un bambino e messi lì. Le labbra si contraevano quasi impercettibili, come se fosse alla ricerca del migliore ordine per tutte le cose che voleva comprare.

Quando il cesto verde con i manici gialli fu svuotato del tutto, prese dal fondo due sacchetti di tela, uno arancio e l'altro avorio, che avevano i manici - anch'essi di tela - legati facendo sì che risultassero di piccole dimensioni.

Intanto, la signora con il carrello pieno di piante aromatiche e di bagnoschiuma era andata via. Lui passò davanti alla ragazza alla cassa, che lo salutò dicendo Buonasera, ha la tessera? e lui, poggiando al fondo del ripiano dove la merce viene fatta scorrere dopo esser stata conteggiata, estrasse dalla sua giacca nera un portafogli marrone, lo aprì, e rispose Buonasera, sì eccola qui, lo disse con una voce calma, flebile, quasi tremolante ma adulta e piena di anni. Gli porse la tessera del supermercato e la ragazza alla cassa la passò sul lettore, poi gliela ridiede.

Poggiai le mie due Moretti e le baguette sul nastro trasportatore che intanto aveva cominciato a scorrere, e lo riguardai. La sua giacca nera della Kappa era pulita e senza vezzi. Indossava dei jeans a sigaretta e indossava scarpe arancioni, come quelle da jogging che comprano gli adulti quando vanno a fare compere la domenica pomeriggio, da soli, cercando un'occasione da non spendere molto.

Mentre prendeva la tessera dalle mani della ragazza alla cassa, gli guardai l'anulare sinistro. Non portava fede. Lo osservai mentre con le mani, sempre calmo e metodico, disfava il nodo di uno dei sacchetti e cominciava a riporre la merce, prima i sacchetti di insalata, poi aprì l'altro - quello avorio - e ci mise dentro lo yogurt e le lattine di Dreher, poi si rivolse alla ragazza alla casse chiedendo Mi da due sacchetti, per cortesia? e lei rispose Due sacchetti? e io pensai che a volte si risponde a una domanda con una domanda, e quel quesito vale come un sì.

La merce scorreva e il prezzo saliva, e lui continuava a riempire i suoi sacchi.

Quando arrivò alla fine della sua merce la ragazza alla cassa si voltò verso di me e mi chiese Dove finisce...? e io misi la mano davanti alle bottiglie di Moretti e alla baguette e dissi solo Questa è roba mia. La ragazza alla cassa allora passò l'ultimo pezzo, mi pare fosse un pacchetto di cotone o qualcosa di simile, non saprei dire cosa, e disse Fa 53 euro e 14 centesimi, e lui ritirò fuori il suo portafoglio marrone e prese due pezzi da 20 €, uno da 10 € e uno da 5€, poi disse Aspetti che controllo se ho i 14 centesimi, e mentre richiudeva il portafoglio per rimetterlo nella giacca della Kappa nera, notai i colori del codice fiscale e di altre tessere del supermercato, e nello spazio dove di solito si mettono le foto non c'era niente.

Controllò in tasca ed estrasse delle monete, cominciò a contarle e disse, sempre con quella sua voce così calma, Non so se ci arrivo, sa? Ho solo 11 centesimi e la ragazza alla cassa sorrise e rispose Non si preoccupi, va bene così.

Lui aveva intanto finito di riempire i suoi sacchetti, li aveva già messi in ordine sul ripiano dove fanno scorrere la merce dopo averla conteggiata.

La ragazza alla cassa gli porse il resto, lui allungò la mano, prese quel gruzzolo di monetine, lo mise in tasca e, dopo aver detto Buonasera e aver fatto un mezzo sorriso, andò via, con i quattro suoi sacchetti nelle mani.

E mentre andava via, e la ragazza alla cassa conteggiava le due Moretti e le baguette e mi diceva Fa 3 euro e 04, vuole anche un sacchetto? e io rispondevo Sì,  e cominciavo a riempire la borsa con quelle quattro cose che avevo comperato, ripensavo a quel signore lì. Cominciai ad immaginarlo quando, alla sera, cucina la cena con in sottofondo il TG, e non ascolta le ultime notizie ma fantastica di quando aveva 20 anni e i suoi occhi azzurri erano armonici nel contesto. Lo immaginai da solo, quieto come un respiro e contemporaneamente assorto in una speranza che un giorno qualcuno o qualcosa lo andasse a prendere. Lo immaginai in un appartamento al quinto piano di un grande corso di Torino, con il cielo che ogni tanto smette di essere pieno di smog e lascia passare un po' di luce pulita e di colore puro come quando piove e l'azzurro torna ad essere azzurro. Lo immaginai ridere, in una sera tranquilla con gli amici. Lo immaginai felice, mentre incontrava una donna conosciuta in ufficio qualche mese prima e portarla a cena, e lì mangiare una carne saporita con le patate al forno e bere vino.

Pagai, presi la mia merce

Lui era uscito, intanto, e chissà dov'era andato. Non sapeva che io, intanto, lo avevo osservato, mi ero rispecchiato in lui, immaginandolo come la vecchia truccata di Pirandello riflesso delle mie paure di trentenne, specchio di quella solitudine che accompagna tutti quelli che non sanno perché, un giorno, sono diventati adulti e non è bastato il tempo per esser giovani fino in fondo.

Uscii dal supermercato e andai verso l'auto. Mi aspettavano gli altri, a casa del Gobbo. Un mercoledì sera qualsiasi, mentre il tempo scorre e non si è più abbastanza giovani da farsi chiamare "ragazzo" senza sentirsi un po' presi in giro.



Nessun commento: