lunedì, novembre 26, 2012

Il cielo pumbleo su Torino - Life in Technicolor part 180

Plumbeo:
1) (letteralmente) di piombo, fatto di piombo;
2) (per estensione) del colore del piombo, grigio scuro, fosco, cupo.
- cielo plumbeo; persona plumbea;
3) (senso figurato) opprimente, tedioso, quasi insopportabile;
[definizione presa qui]


A volte non è un male essere cupi. Regala un trasporto di quiete, questo tetto fatto d'aria e di grigio spento.

Solo a Torino lo si può apprezzare, in fondo.

Dalle altre parti è un cielo pumbleo e basta. Qui no: qui è un cielo pumbleo e qualcosa di più. Non fermarsi all'apparenza di un grigio senza tregua è un dogma, se alzi lo sguardo in una mattina di novembre e sei a Torino.

I significati, quelli ce li puoi mettere dopo.

Prima, fatti trasportare da tutta questa calma così grigia, così piatta, così ferma. Se respiri a fondo, puoi anche tenerne un po' con te.






4 commenti:

Leonardo ha detto...

Mi sono imbattuto per caso, a dire la verità, per un caso "strano" in questo diario. Precisamente nella nota del 31 Gennaio 2011.
Se vuoi saperla, circa 10 mesi fa ho iniziato a scrivere per farmi compagnia. Ho iniziato a scrivere per rabbia, per una delusione in particolare.
Poi con il passare del tempo, tutti questi pensieri sono diventati sempre più insistenti e spesso ho sentito la necessità di riportare su carta questi frammenti.
Lascio qui un pezzo di questa sorta di diario, sicuramente riuscirà a farti capire meglio:

"Sai cosa faccio quando tutto ciò che mi circonda mi appare come un’unica immagine sbiadita? Leggo e rileggo questo. L’ho fatto così tante volte che ormai alcuni pezzi riemergono in superficie ed iniziano a galleggiare nella mia mente senza chiedere alcun permesso. Delle volte non mi capacito come possono appartenermi certi pensieri.
Spero ti sia utile almeno la metà di quanto lo sia stato per me perché mi ha fatto veramente tanta compagnia. Questo è diventata una bella abitudine, paragonabile alla sigaretta del dopo cena o ad un caffè di prima mattina. Un’abitudine lunga in questo preciso momento 5603 parole.

Inizialmente questo è nato come valvola di sfogo, come un tentativo di riuscire a comunicare meglio con me stesso. Poco più in là ho capito che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei dovuto farti partecipe di questo. Tra poco cambierò città, spero di cambiare modo di vedere le cose, spero di conoscere altre miliardi di persone come te, spero di cambiare i miei pensieri, spero di cancellarli.
Magari questo con il tempo continuerà a crescere, a trasformarsi, a cambiare forma. Però forse ora è il momento più adatto.
Te lo affido, è tuo."


Come puoi notare, l'ultima parte è riferita alla diretta interessata.
Sì perchè inizialmente doveva rimanere una cosa tra me e me. Poi più in là mi sono sentito quasi in dovere di farla partecipe. Ora io e lei ci siamo riavvicinati, ma viviamo un periodo della nostra vita in cui tutto ci sembra così instabile. (se non si è capito ho 19 anni)
Comunque non è questo quello di cui voglio parlarti.
Parafrasando ciò che disse un giorno Baricco (non ricordo le precise parole), si inizia a scrivere per una determinata persona o per un preciso motivo.
Mi sono ritrovato per caso nella tua pagina dopo aver incollato un pezzo del mio 'diario' su Google per vedere, così per divertimento, se riuscivo a trovare qualcosa di vagamente simile.
Ora tu ti starai chiedendo:"Si va bene, ok. Ma qual'è il succo di tutto ciò?".

Il succo di tutto ciò è che leggendo le tue parole ho rivisto me stesso. Ho rivisto i miei pensieri, ho rivisto le mie intenzioni. Ho rivisto me colmo di parole da scrivere. Quello che hai fatto è veramente una cosa straordinaria nel suo 'piccolo'. E provo una sorta di irrequietezza nel vedere che i tuoi pezzi sono privi di commenti.
Tutto questo merita molto di più.
Hai mai pensato di fare un unico collage e magari pubblicare qualcosa?

Francesco Gavatorta ha detto...

Caro amico, ti ringrazio intanto per le belle parole.
Questo è un posto che nasce per chi, come te, passeggiando per caso nel maremagnum della Rete cerchi qualche segno di cosa significhi "vivere".
È difficile dirlo, talvolta lo si confeziona intorno al preconcetto dell'innamoramento, talvolta anche io l'ho fatto.
Non so se un giorno tutto questo sarà un insieme, se indaghi fra i post in oltre 7 anni troverai un romanzo breve, un monologo e un romanzo interrotto, oltre che centinaia di riflessioni su immagini, sguardi, respiri, momenti.
Troverai un pezzo di me, e di altri che hanno incrociato il mio cammino.
Io ho solo fatto lo sforzo di costruire un posto dove ci potesse stare tutto, senza che tutto potesse dar fastidio agli altri.
Se vorrai ripassare, troverai sempre qualcuno ad attenderti.
Me, e quelli di cui ho raccontato anche solo un attimo.

Sarai il benvenuto, in ogni caso.

Lucie Brendel ha detto...

Io vengo da Berlino e ti assicuro, a Torino, sembra esserci sempre il sole.

Francesco Gavatorta ha detto...

Ho letto oggi il tuo commento, Lucie. Oggi che a Torino nevica. Mi fa sorridere, questa cosa.