giovedì, febbraio 07, 2013

Ritorni - Life in Technicolor part 185



Dove sei stato tutto questo tempo, ragazzo?

Eri nascosto fra le strade che hai immaginato e descritto tutte le volte che ti è capitato di raccontare una storia? O forse stavi là, sul ponte che metti in tutti i tuoi racconti, ad aspettare di capire perché la corrente del fiume scorre nel senso opposto a quello che tutti credono giusto? Stavi nei bar del centro, a bere un bicchiere nelle notti in cui il centro è vuoto? Dov'eri ragazzo? Dove sei stato, per tutti questi anni?

Ti rivedo nei giardini a suonare la chitarra, sognando di diventare un giorno bravo sul serio. Ti guardo piangere quando nessuno ti vede, certe sere di molto tempo fa, parcheggiato sulle vie che costeggiano uno dei sottopassi della città, mentre ti accendi una Pall Mall Light e di orizzonti, a parte il cemento, non ne vedi. Ti guardo correre dietro ogni pallone, sul campo e nella vita, mentre dagli spalti urlano che quel pallone puoi farcela a prenderlo, e se lo riesci a prendere dopo è tutto libero e sarà facile andare a rete. Ti osservo mentre t'innamori, poi ti siedi su una panchina e quella vita lì scompare per ricominciare da altre parti, chissà poi quali.

Quanti anni sono passati, ragazzo?

Da quel tempo in cui avevi speranza? E quanti ne sono passati, da quando hai provato l'ultima volta a credere che era cosa, che ci sarebbe potuto essere quel sogno lì, che in fondo non era impossibile, stare bene.

Dove sei stato? Perché io ti ho sempre cercato. Non ho mai dimenticato chi fossi, ragazzo: non ho mai smesso di crederci, con te, in te.

Sappi che mi è spiaciuto, perderti per tutto questo tempo. Non sapere dove fossi, perché non riuscissi a vederti fra le folle tutte uguali di questo cazzo di pianeta. C'è un mare di gente, ragazzo, dove amalgamarsi. Ma tu no. Io lo sapevo che tu lì in mezzo non ci sei mai voluto stare. Ero pronto ad ascoltarti ogni volta che avresti avuto bisogno di me, perché hai dubitato?

Perchè sei scappato, ragazzo?

Posso chiedertelo ora, che in lontananza ti rivedo. Sei sempre tu. Quella rabbia, quella voglia di non amalgamarti. Quella voglia di continuare a essere chi sei, senza paura.

In questo mondo, al netto di tutto ciò che non sopporti.

Al netto dei radical chic che si sentono migliori degli altri, al netto dei finti acculturati perché sanno tante cose, al netto delle elezioni, al netto degli imbonitori, degli accomodanti, di quelli che sorridono senza aver mai veramente sorriso, al netto degli amori finiti, delle frasi buttate addosso solo per far male, dei risvegli in letti non tuoi, dei baci non dati, dei giudizi, dei rimproveri gratuiti, degli egoismi, degli amori mancati, al netto dei rifiuti senza motivo, al netto delle paranoie, delle birre mai finite e di quelle mai bevute, delle botte che hai preso e di quelle che devi restituire, delle parole dette con sufficienza, dei ragionamenti perbenisti che non capirai mai, dei fratelli e delle sorelle troppo amati per rimanervi vicino, delle ansie che finalmente finiscono. Al netto, soprattutto, delle paure.

Ora, ragazzo, sei di nuovo qui. Non so perché tu sia ritornato, forse non sei mai andato via, ti eri solo nascosto sul tetto aspettando di trovare un buon motivo per scendere, tanto lassù nessuno ti sarebbe venuto a disturbare.

Io, in tutto questo tempo, forse è lassù che avrei dovuto cercarti. Perché è quello, forse, il posto giusto quando si vuole scappare.

Ogni tanto sul tetto ci si arriva per forza, perché si sente il bisogno di fumare quella fottuta Pall Mall Light senza nessuno che ti possa ricordare quanto, in realtà, faccia male. Ci si va, ci si siede sulle tegole, e si guarda il cielo. E tu ragazzo, lassù, son sicuro che nel silenzio dell'unico posto che non dice niente, ma proprio niente, hai cercato risposte.

Ne hai trovate? Dimmene una se ne hai trovate perché io non ne ho, e francamente non credo potrò mai dartene. Ma forse non è quello il punto. Forse è semplicemente che, dopo esser stati lassù per un po', si deve scendere per forza. Ragazzo, non lo scordare mai: c'è spazio per una vita sola, in questo mondo. E per quanto ti piaccia stare lassù, sappi che prima o poi bisogna sempre tornare quaggiù, anche se risposte non se ne sono trovate.

Ora che sei qui, non aver paura. Non sei solo: ci sono io con te, ragazzo.

Ora che sei tornato, posso dirtelo.

Sono felice di rivederti.

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Piccolo. Spazio. Pubblicità: se vuoi leggere dov'è il tetto, c'è una storia che ne parla.



2 commenti:

Leonardo Campagna ha detto...

Quello che hai messo nella 'pubblicità' è un tuo libro? Se sì, di quante pagine?

Francesco Gavatorta ha detto...

Ciao Leonardo.
Sì, è - se così si può dire - il "prequel" del post. Non è un libro ma un racconto, di 18 pagine.