venerdì, maggio 03, 2013

Andare - Life in Technicolor part 191




Oggi è uno di quei giorni in cui basta un pezzo dei Silverchair per farmi ricordare tutte le emozioni che stavano dietro il finestrino di un treno che passava da Airasca a Nichelino, che avevo preso qualche volta nel maggio del 2000.

Salivo e mi mettevo nello scompartimento dove si sale, con il walkman che non smetteva di suonare Emotion Sickness, Miss your Love, Abuse me, Ana' song, Cemetery, o Tomorrow, e fumandomi una Pall Mall Blu cominciavo a guardare il paesaggio. None, Candiolo, e infine Nichelino. 20 minuti di viaggio circa, di cui ricordo ancora odori, colori, rumori.

Fuori, là dove il paesaggio scorreva, c'era altro. C'era la speranza, e i sogni. E la voglia di andare. Dove, non sapevo. Andare: avevo voglia di fare quella roba lì.

Di vedere prati e cieli, mari e sentieri, respirare aria e prendere fiato, poi magari urlare o bere una Moretti mentre il sole scende e arriva la notte. Ascoltare la musica sdraiato su una collina o in spiaggia, poi camminare, correre, guidare su strade che non avevo mai percorso, oppure guardare il paesaggio da dietro il finestrino di altri treni, altre tratte, altri mondi.

Andare, insomma.

Quel maggio del 2000 guardavo il mondo così e non mi sembrava strano che la colonna sonora di quei pensieri fossero i Silverchair, che nel mio immaginario erano i veri cloni dei Nirvana, chissà perché. Ragazzi che avevano sfondato a 18 anni e che cantavano la musica che mi serviva per cominciare a guardare oltre i miei, di 18 anni.

Andare. Ho voglia di andare e guardare ciò che c'è intorno a me con la serenità che tanto, prima o poi, si torna a casa. E' una sensazione che ritorna, ciclicamente, appena arriva maggio e c'è quell'aria che preannuncia tre mesi dove ogni notte avrai voglia di farti una birra in spiaggia, correre, scappare, dormire, suonare all'aperto oppure star seduto a guardare il cielo, tranquillo perché non pioverà: insomma, essere felice.

Ho voglia di andare e per un po' dimenticarmi che c'è una vita reale, ma solo provare a immergermi in ciò che vedevo, un maggio del 2000, da dietro il finestrino di un treno che parte da Airasca e arriva a Nichelino.

Quando guardare fuori, in piedi in uno scompartimento dove ancora si poteva fumare, mi sembrava scappare e trovare uno spazio fatto di colori, sogni, speranza, felicità.

Andare.





Nessun commento: