lunedì, luglio 29, 2013

Di Valle Stretta e dei ricordi - Life in Technicolor part 198

Fra Italia e Francia, più verso la Francia però, c'è un posto.

Si trova dopo Bardonecchia, dopo gli impianti sciistici e dopo la frontiera, dopo un grande lago artificiale e dopo un rifugio che si chiama i Re Magi.

Per arrivarci, passi da una strada pianeggiante e una salita di circa mezz'ora, non troppo pesante.

Questo posto è la Maison de Chamois. Una casa ricavata dalla roccia, dove per anni si erano riparati i minatori che lassù andavano a scavare le montagne. Ora quel posto serve ad altro.

In quella casa, io e tanti altri siamo passati per farci i campi della gioventù organizzati da una parrocchia di Nichelino, la Santissima Trinità.

Prima di me c'erano passati i miei genitori e i miei zii, e così come nel mio caso anche tanti altri della mia età e più piccoli ci sono arrivati perché prima di loro altri parenti ci erano passati.

Sono quarant'anni, forse più, che alla Maison de Chamois vanno ragazzi e ragazze di tutte le età. Vanno lì in estate perché d'inverno c'è troppa neve per riuscire a salire, e comunque farebbe troppo freddo nel caso la strada non fosse bloccata. Perché lassù, si sta a 2100 metri d'altitudine.

Davanti alla casa c'è uno steccato. Nel 1997 io e altri, durante un campo lavoro, quello steccato lo abbiamo riparato e ridipinto: da allora (ma anche prima) diverse volte quel legno è stato riparato e dipinto, così come i muri, e le crepe sul tetto. In tanti si sono presi cura di quel posto, così come quel posto si è preso cura di tanti.

Quando ero ragazzo, e passavo lì qualche giorno a metà luglio, guardavo a fondovalle e osservavo l'orizzonte. Mi sedevo sopra allo steccato, a volte camminavo lungo di esso fino ad andare a sedermi in punti più panoramici, e guardavo. Pensavo. Immaginavo. Sognavo.

In tanti hanno preso del tempo per lasciarsi guidare da quella vista, in tanti capiranno cosa intendo quando dico che lì c'è qualcosa in più.

All'ingresso una targa recita: "Qui il Signore parla", e anche se uno arriva e al Signore non ci crede, lì veramente sente qualcosa.

C'è vento, in Valle Stretta. Ed è un vento diverso rispetto a tutto il resto del mondo. Di notte si vedono più stelle di quante ne potrete trovare in qualunque cielo, e non badate al fatto che sia una frase fatta quella che avete appena letto: piuttosto, provate ad immaginare cosa si possa vedere di notte.

C'è aria fresca e c'è profumo di pulito, non come nelle pubblicità dei detersivi, sia chiaro: ma proprio di purezza. Gli alberi e l'erba, le rocce e la terra le senti dure come le camminate in alta montagna, ma anche accoglienti. Potrai sederti sulle salite e attendere il tramonto, senza che ci sia qualcosa a ricordarti che il mondo continua oltre la staccionata, oltre i picchi di roccia, e lontano oltre il monte Thabor.


In Valle Stretta c'è una croce. Grande, maestosa. Sopra ci sono i nomi di molti ragazzi e ragazze che sono passati da lì (la maggior parte sono di Nichelino), e che ora sono morti. In loro memoria, ogni terzo sabato del mese di luglio, si fa una messa proprio vicino a quella croce.

Quando ripasso da lì, è come una tempesta. Ma quieta, non violenta. Sento qualcosa, come se fosse un mare che ritorna tutto assieme a chiedermi di ricordare. Quel paesaggio è sempre uguale, passano gli anni ma lui rimane così. E ogni volta che si torna, quel mare è fatto delle parole che lì sono rimaste, delle scene che ho immaginato, delle scelte che mi hanno condotto un pomeriggio di metà luglio a tornare.

Valle Stretta è uno di quei posti dove nasci. Io, personalmente, oggi più che mai tendo a tornarci di nascosto, lontano dalla folla, per riascoltare il rumore di quella nascita.

Posso rivedere i volti di tutte le persone che ho conosciuto lassù. Posso ricordare i motivi che ancora mi legano a loro, e affidare il mio pensiero per ognuno alla speranza. Posso ricordare cosa fosse quel senso di pienezza che mi avvolgeva quando guardando la luce tagliare in due il cielo e illuminare quell'orizzonte che non si spegneva mai, sognavo il mio avvenire e ciò che desideravo per me.

In tanti lì hanno sognato e gettato le basi per il futuro. Un futuro che sapeva essere benevolo, accogliente, forte anche dei dolori che inevitabilmente la vita riserva.

Un futuro fatto come quelle salite, che ogni volta che vado arriva un momento in cui, senza ancor oggi capire il perché, sento di dover fare correndo. E non sento il fiato che manca nonostante possa correre per minuti interi senza fermarmi saltando da un sasso all'altro, semmai ho ancora più voglia di salire e salire e salire, o come diceva Don Paolo quando da ragazzini ci portava lassù, di "ascendere".

Cercando il punto più alto, puntando dritto alla cima per guardare in basso quello spazio che non cambia mai, e trovare sempre nuovi particolari per poter dire di amare quel posto ancora una volta per scoprire nuovi desideri, nuove speranze, nuovi sogni.

Non so quante volte tornerò ancora in Valle Stretta, so però che ogni volta che ci passerò sarà riscoprire in primis me e ciò che è il tutto, un vertiginoso piroettare fra le cose che ti capitano  e ciò che ancora devono capitarti.

Ci tornerò sempre più convinto che le cose che immaginiamo prima o poi accadono. Senza paura che ci possa essere stanchezza in ogni passo che farò su quella terra così dura, senza temere quel vento che soffia solo lì, così fresco, così austero, così reale.

Valle Stretta è un luogo del cuore e se ci vai una volta t'innamori per tutta la vita. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo abbastanza presto per aver tante storie da raccontarci,
ogni volta che ci capito .
 

Passateci, se non ci siete mai stati. Poi ditemi se non ho ragione.







venerdì, luglio 26, 2013

Nella notte - #Frammenti



Muoviti piano per non far sentire il tuo respiro. Nel buio puoi solo immaginare cosa accadrebbe se fosse giorno: ed è già un inizio attendere l'alba quando gli altri dormono e tu sei sveglio. 


Muoviti piano e prendi la mia mano. Poi usciamo insieme, sempre senza far rumore. Gli altri non capirebbero, cosa passa per la testa a due che nel mezzo della notte scelgono di non dormire e di cominciare un viaggio.

Prendi la mia mano e non lasciarla. Neanche quando chiudo la porta di casa, neanche quando giro la chiave con la sinistra. Tienila e non lasciarla, neanche se mi sentirai tremare. Tienila soprattutto se dovessi sospettare che io abbia paura, di uscire.

Guarda l'aria fresca della notte d'estate e abbi pazienza con me. Non temere i miei silenzi, non chiedermi perché non parlo. Quando avrai timore che io non sia lì con te, stringimi: e anche se non risponderò, credi e ricorda queste mie parole.

Attendiamo la mattina sperando che sia quella giusta per dormire fino a tardi. Sarà la prima dopo il nostro arrivo, quando sarà finito quel viaggio che abbiamo cominciato una notte, senza preavviso.

Quando il sole sarà alto, leggimi le storie che hai scritto per me. Fallo solo se sentirai sia quello il momento giusto: e se non lo fosse, aspetta ancora.

Se invece sarà il momento giusto, fallo in modo che io non possa dimenticarmi mai più di essere felice. Portami in posti dove c'è spazio a sufficienza per dimentircarsi che siamo fuggiti nella notte: portami lontano, lontano e intanto, tienimi vicino a te.

E io lo farò, così come lo farai tu. Trovami equilibri e io nella notte tornerò, insieme a te, senza più paura che ci sia un viaggio da cominciare quando nessuno guarda.

Cammina insieme a me e intanto suonami le canzoni che riempiono i tuoi pensieri. Fammi ridere mentre intorno non c'è niente che possa attirare la mia attenzione, fai sì che siano felici per prime le tue parole che i miei sorrisi.
 

Fammi ballare fino al mattino dopo e quello dopo ancora.

Fallo senza tempo, fallo ancora. Fallo senza che non ci sia uno spazio di serenità.
Fammi sognare ancora, quei viaggi lontani che volevo per me da bambino. Dammi il tempo e fallo diventare così breve che possa ritrovarmi, improvvisamente, altrove. Poi, f
ammi desiderare di non poter morire.

Fammi credere che, almeno una volta, tutto questo sia realtà.

E io non mi scorderò mai di quella notte, di come fuggimmo, nella notte.





giovedì, luglio 18, 2013

Di #Torino e della pioggia che ride - Life in Technicolor part 197



Le parole sono sempre belle, soprattutto quando le scrivi: ultimamente, però, sono affascinato da quelle che non dico ad alta voce. Quelle che sento ma che non pronuncio, quelle che respiro ma che tengo per me, che mi porto dietro e senza che nessuno le senta fanno un rumore simile a quello del temporale nella notte, o della pioggia di primo mattino.

A #Torino quando piove è tutto un gran baccano, c'è la strada che si fa lago e gli stronzi che quando vedono i pedoni fermi alle pensiline del bus accellerano per bagnarli, poi l'odore dello smog si spegne e si sente solo un fresco d'autunno, come se questa città fosse impregnata d'ottobre e basta che qualcuno starnutista per far sì che riemerga tutto da sotto la polvere.

Fanno male gli occhi a guardare questa luce spenta, eppure è tutto così bello. Ed è bello farlo in silenzio: come vi dicevo prima, con le parole che ci sono ma che nessuno sente, che fanno un po' l'effetto degli odori che ti rimangono attaccati sulla pelle, e li senti solo se ci poggi il naso sopra.

Succede così: che tu non dici nulla, anche se molto avresti da dire. Ed è all'improvviso che cominci a sorridere, perché se tu quelle cose lì non le pronunci ad alta voce, tutto a un tratto ecco che sono diventate sogni.

È un'onda morbida senza punti alti o punti bassi, è una linea senza sobbalzi che come la pioggia senti intorno a te e ti fa sentire bene dolcemente, roba che se potessi ti metteresti a ballare in mezzo alla strada, peccato che poi ci siano quegli stronzi con le macchine che vi dicevo prima.

Insomma, questa roba qui delle parole che non dico dura da un po'. Ho cominciato per gioco a osservarle con più attenzione di quanto facessi con ciò che dicevo ad alta voce ed è diventata una specie di grande magia, parole che rimangono dentro e germogliano e diventano forza, desideri, diventano immagini, diventano musica e aria leggera, diventano parte della città e della strada del mio personalissimo #GranTour, diventano un unico grande orizzonte dove ci sono speranze e finalmente non si aspira più, ma si vive proprio.

La cosa bella sapete qual è? Che è intenso come una corsa fatta al 100% dell'esplosività. Di quelle che quando rallenti senti i polmoni scoppiare. Ecco, quel silenzio è anche una delle cose più potenti che ci siano. Che poi non è silenzio, se ci penso bene: ci sono più cose lì che in tutto ciò che ho scritto, forse.

Anche se in fondo quel silenzio è da scrivere. Un giorno diventerà storia, testo, colore, diventerà veramente respiro e si sprigionerà: ma quando sarà venuto il tempo. Non prima.

Ed è una cosa, anche questa, che mi fa camminare per #Torino come se fosse la prima volta. Mentre la pioggia cade e tutto è così vivo, vivo anche io, finalmente.







giovedì, luglio 11, 2013

Del partire nel cielo terso per viaggi non previsti - Life in Technicolor part 196



Avanti allora, partiamo.


Come dici? Come dove andiamo? Andiamo. E non importa dove, importa solo andare.

Sì, lo so che ne ho già parlato: però c'è sempre tempo per partire, cominciare il #GranTour senza fermarsi a guardare ciò che c'è, ma solo la strada, ciò che ci sarà.

Io di questo spazio ho bisogno, amico mio. Ascoltami, mentre immagino. Guardami, mentre ballo la musica che suono da me, anche se gli altri non ci credono.

Non è bello, ragazzo? Non è bello ricordarti che non si è mai abbastanza vecchi, per urlare ancora una volta che ci siamo, siamo qui, pronti via ed è subito viaggio, io te e una strada da riempire con le nostre speranze, li chiamano sogni quelle che suonano insieme a te e ti accompagnano tutto il giorno, tutti i giorni.

Luce e atmosfera, poi notte e sonni interrotti solo dalla smania di partire. Che emozione, quando apri gli occhi e il viaggio è lì, alla tua portata e comincia la mattina successiva.

Per questo ti dico così, "partiamo". Perché ne vale la pena.

L'orizzonte cambia a seconda della tua velocità. Più sei veloce, più lui diventerà come te lo immagini: non è già questo un buon motivo per prendere, e correre? 

Andiamo, ragazzo. Prendi le tue cose e scappa con me. Il cielo è terso ed è tutto libero, pronto per noi: nevicherà, poi farà caldo, poi di nuovo farà freddo e pioverà, e in ogni centimetro che ci aspetta troveremo bello correre, e continuare a urlare finché c'è spazio e tempo per ascoltarci.

Come dici? Sì che ce la farai. Non aver paura. 

Andiamo, ragazzo. Laggiù c'è qualcosa che ci aspetta. Le storie le scriviamo giorno dopo giorno, e quelle che immaginiamo sul serio prima poi tocca raccontarle, sul serio. 

E allora scriviamo la nostra, ragazzo. Respiriamo, prendiamo e andiamo.

La vita ci aspetta fino ad un certo punto, poi oltre è tutto un viaggio da scrivere, e quel pezzo spetta a noi. E io di quella storia, quella che sappiamo io e te e nessun altro, non sarò mai stanco: e neanche tu lo sarai mai.


Non aver paura. 


venerdì, luglio 05, 2013

#Rise - #Frammenti



Raccontami di quella volta che hai sentito la notte profumare di nuovo. C'è qualcosa in ogni parola, in ogni sguardo, in ogni silenzio, che anche se hai già vissuto, anche se hai dimenticato di averlo fatto, sembrerà autentico e unico.

Si palesano forme di esistente che hanno il colore del buio, poi c'è qualcos'altro che spunta nella più bella immagine che riuscirai a pensare: è la speranza che non tutto sia fermo, anche quando rimani zitto, ad osservare.

Raccontami di quella volta che hai sentito muoversi il cuore, lo hai sentito battere poggiando il tuo orecchio sul petto e, nonostante sia stato un gesto che hai compiuto più e più volte, ti è sembrato fosse la prima volta. Non è un bel racconto? Non è una bella storia, quella che racconterai?

E allora dimmi di quella speranza, amico mio. Raccontami di viaggi e di strade, raccontami di città illuminate e di persone che non sanno, non possono sapere quale sia il tuo più grande sogno. Raccontami di quelle paure che hai tenuto da parte, insieme alle parole. Raccontami di quanta fatica hai accumulato, raccontami del sonno che non riesci a prendere, spaventato dal domani.

Raccontami di cosa vorrai fare, con tutto quel sentire. Delle magliette indossate alla notte che alla mattina ti sembrano distanti, della musica che corre e delle battaglie che ti aspettano.

C'è vita, in tutto quel caos: non è vero? La paura ti ha trovato, del caos, del fatto che in ogni caso un segno rimarrà di tutto quel vissuto, del profumo della notte e di tutto il resto.

Raccontami tutto questo amico mio, con la serenità di chi sa che ogni cosa preziosa ha un tempo per sbocciare. Raccontami della paura del tempo e del tempo che vorrai darti, mentre cerchi di trovare altri mille modi per avere un po' di coraggio.

Fallo serenamente, fallo senza paura. Fallo senza adombrarti, fallo senza scappare. Rimani sereno, per quanto sia possibile. Raccontami di resurrezioni e di pace, e di riposo e di nuvole sempre in giro, raccontami della voglia di andare e della forza che troverai ancora, raccontami di quanta debolezza e quanto dolore nascondi, senza temere giudizi.


Raccontami quanto tu creda al tuo viaggio. Raccontami degli orizzonti che immagini, chissà che non siano quelli giusti.



martedì, luglio 02, 2013

#GranTour - #Frammenti

Di tutti i viaggi che farai, quello che devi ancora iniziare è il più affascinante.

Fra le montagne e i prati, con il sole che illumina la polvere che si alza ad ogni passo, fino al tramonto. La linea dell'orizzonte è solo un pezzo di ciò che nasconde la curvatura del mondo, uno spazio che non finisce neanche oltre la tua capacità d'immaginare. 

C'è il mare, oltre i monti. I fiumi scorrono senza che ci sia abbastanza rumore per farli smettere. Alternerai momenti di corsa a lunghe pause in cui, guardando in cielo, ti chiederai quale sia la direzione migliore per arrivare in fondo. Sentirai silenzio, l'unica risposta che otterrai.

Eppure il cammino sarà fatto di suoni, e immagini, e parole che hai tenuto da parte per chissà quanto tempo, e cercherai di superare il confine che ti hanno sempre affibiato. 

A passo svelto, procederai sui sentieri e non ti volterai mai indietro, se non per ricordarti quanta forza ci sia voluta per arrivare fino a dove sei. Ti sentirai rinascere ogni volta che, superato un costone di roccia nell'ultimo metro che ti separa dalla cima, guarderai la discesa oltre il punto più alto e ti sentirai come arrivato, anche se arrivato non lo sei ancora.

Nella solitudine di un respiro, proverai a sentirti vivo. Non avrai paura, neanche quando arriverai in luoghi diversi dai tuoi. Ti sentirai come se non fossi ancora nato, mentre ti renderai conto della strada che hai percorso.

E consapevole per la prima volta, ti renderai conto che ci sono molti posti nel mondo. E anche se vorrai vederli tutti, saprai scegliere quale sarà quello giusto per fermarti. Ci sono molti cammini ancora, ma ad un certo punto arriva sempre il tempo per fermarsi e riposare.

Sarà una pietra, o una spiaggia, una collina, sarà una chiesa o forse una grande piazza con una fontana al centro. Sarà uno di quei posti dove c'è caos e festa, o forse sarà uno dei luoghi più silenziosi che potrai trovare. Chissà come sarà, te lo chiederai ogni volta che ti fermerai per dormire un po', prima di ripartire.


Quanti posti ancora rimangono al mondo. Non basterebbe un libro intero a dire quanti varrebbe la pena vederne: così come ogni parola per raccontare quel viaggio che ancora devi cominciare suonerà sbagliata, perché solo nel cammino ci sarà abbastanza senso per descrivero.

Del mondo e dei viaggi che ti aspettano, del silenzio che cerchi ad ogni passo, la polvere che s'alza insieme alle suole ingrigite, c'è spazio per un solo ricordo: casa viene con te, ci sei tu, il viaggio è cominciato.

L'arrivo è solo questione di tempo.