sabato, agosto 17, 2013

Una vita in bottiglia - Life in Technicolor part 199

La storia è questa. Nel 2008 per il master in tecniche della narrazione che concludevo alla Scuola Holden dovevamo consegnare 3 cimenti, ossia tre prove finali.

Erano propedeutiche al diploma, e si poteva scegliere fra varie esercitazioni. Io scelsi un fotoracconto che se cercate on line forse trovate pure in qualche servizio di slideshare gratuito, e due racconti. Uno parlava di un viaggio su uno dei primi treni a vapore che arrivarono in Italia ed era scritta sotto forma di lettera, l'altro era ambientanto su una spiaggia che non avevo mai visto, all'Île de Ré.

Ricordo che avevo cercato su Internet dei posti dove ambientare una storia che fosse bella, interessante, che rispecchiasse la voglia che avevo di superare le mie paure e andare oltre. Ricordo che volevo raccontare qualcosa che fosse anche un po' triste, e romantico. Qualcosa di tenero e che rispecchiasse la mia idea di amore.
Ero molto, forse troppo, retorico allora, un po' come ora certamente, ma allora di più.

Così, cercando on line, trovai quest'isola. E, in particolare, trovai una località che sta su quell'isola, Saint-Clément-des-Baleines. Lì c'è un faro, il Faro delle Balene, che sta vicino a una conca, la Conca delle Balene. Rimasi colpito da quella località, e senza rendermene conto immaginai una storia: la storia del guardiano di quel faro, Jean, del suo amore disperato ed eterno per Madeleine, che nelle mie memorie di ragazzo rimarrà per sempre non il nome di un biscotto ma di una protagonista d'un omonima canzone di Paolo Conte, e di balene che diventano il simbolo di una resurrezione silenziosa che nessuno può capire tranne chi la vive.



Ricordo che quando buttai giù il testo ero come entusiasta, e ancora oggi non so dire il perché.

In ogni caso, scrissi e consegnai, senza ricevere particolari ovazioni. Non importava. Era una storia che avevo ideato e amato come quelle che facevo da bambino, e solo per quello meritava una menzione speciale nella mia vita.

Qualche tempo dopo, con l'amico Pietro (se avete letto questo post potrete scoprire tutta la storia relativa all'amore sconsiderato verso La Rochelle), notammo che
Île de Ré era proprio vicino a una delle mete che avevamo messo nella lista "posti da vedere prima di morire": La Rochelle appunto. Sembrava un segno del destino di quelli che non sai mai perché capitano proprio a te.

Così, in quell'occasione, promisi a uno dei miei migliori amici che un giorno quel racconto lo avrei portato sulla spiaggia in cui era ambientato, e l'avrei lasciato lì. A disposizione di chi volesse leggerlo.

Era una promessa che facevo a Pietro, ma soprattutto a me stesso.

Quest'anno, ecco: ce l'ho fatta. Ho mantenuto quella promessa. Ed è stato esattamente come immaginavo di farlo.


Non potrò capire se effettivamente anche il seguito della cosa sarà come l'avevo immaginata: devo viverlo e stiamo lavorando per. Però so che con questo piccolissimo passo, ho tracciato un po' una linea fra ciò che c'era prima e ciò che deve ancora venire.

So che c'è sempre un'occasione, e che la vita mi ha dimostrato che fondamentalmente quella frase che amo tanto e che cito sempre in queste occasioni (e che se spulciate il blog sicuramente trovate e riconoscete) è vera più che mai. Questo racconto è stato per me un modo per imparare ad amare le storie e la scrittura, i miei sogni e i miei desideri, oltre che il mondo che ci circonda. Con lui scrivevo una piccola tappa per diventare grande e non lo sapevo, forse anche per questo ci sono così affezionato.

Nella bottiglia oltre il racconto c'era una lettera, questa:
 

"Je m'appelle Francesco, je suis italien.


Si vous avez trouvé ces feuilles, cela signifie que vous avez trouvé une histoire. Maintenant, je vais vous dire d'où elle vient.


J'ai écrit cette histoire il ya cinq ans, comme épreuve finale de ma Maîtrise de la Narration à Scuola Holden de Turin.


Je ne suis jamais venu sur cette île auparavant, je n'avais lu que peu de choses et vu que des photos sur cet endroit: le reste, je l'imaginais.

Cette histoire est précieuse à mes yeux, parce que elle a commencé un chemin, celui qu'aujourd'hui m'a amené à voir, moi-même, la plage des Baleines. J'ai adoré cette île avant d'arriver, même jusqu'à vouloir lui donner cette histoire.

Aujourd'hui peut être que j'ai grandi par rapport à ce moment-là, c'est, peut-être, tout différent parce que quand le temps va rien ne peut rester le même. Mais ce sentiment du beau, que je voulais transmettre en imaginant ces lieux, est resté, et chaque jour je fais trésor.

Merci, Île de Ré".

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza alcune persone, che voglio ringraziare qui, pubblicamente.

Pietro, Robi e Luca, gli amici perfetti per fare questo viaggio. Che mi hanno sopportato quella mattina, che mi hanno supportato in quel momento, che mi hanno fatto la foto ricordo (Robi), che mi hanno aspettato mentre ricoprivo la bottiglia e lasciato il tempo per salutare quel pezzo di me.

Alessandra e Paolo, che mi hanno tradotto il racconto rispettivamente in francese e in inglese: siete stati indispensabili, vi sono debitore perché senza di voi non sarei riuscito ad esaudire questo piccolo grande desiderio.

Grazie a chi mi ha dato la bottiglia, abbastanza grande per contenere tutte quelle emozioni, trasparente il giusto, perfetta per l'occasione.

Grazie a chi mi ha dato il nastro con cui ho sigillato il tappo, perché era il filo giusto per chiudere un pezzo di vita e accompagnare quella storia nel viaggio che la aspetta.

E un grazie anche a me, che sono riuscito ad esaudire un mio desiderio che covavo da anni, attendendo il momento giusto per esaudirlo.

E ora che la vita continui. In attesa della prossima storia da regalare alla terra, dopo averla sognata quanto basta, scritta al momento opportuno, letta per un po' e amata fino alla sfinimento.




1 commento:

Anonimo ha detto...

emozioni.
elenatwitta