martedì, settembre 10, 2013

Se è vero ciò che è vero allora per forze di cose è vero - Life in Technicolor part 208

Poniamo il caso che un giorno qualcuno si prenda la briga di raccontarvi la storia dell'albero che cade nella foresta e nessuno lo sente. In Rete la cosa desta molto interesse, basta che proviate a cercare un attimo su Google.

La prima cosa che vien da chiedere è se appunto, quell'albero ha fatto rumore pur non essendoci nessuno che lo potesse sentire. Altri, come ho letto su Wikipedia facendo la ricerca, si sono posti il problema di che colore fosse l'albero, io ad esempio mi sono sempre chiesto se effettivamente sull'albero non ci fosse nessuno o se, per dire, ci fosse un insetto o uno scoiattolo.

Dire che una cosa è vera e dimostrare che questa lo sia effettimente è gioco difficile. Lo si può applicare alla totalità dei discorsi che si sentono di qua e di là, se ci pensate.

"Ti dico che è vero!" dice uno. "Dimostramelo!" risponde l'altro, e così avanti all'infinito.

La soluzione al quesito è, appunto, trovarsi nella situazione per capire se il tutto coincida all'effettiva verità oppure se sia una millanteria. Nel caso dell'albero, allora, per dimostrare che ci sia stato oppure no il rumore all'atto della caduta sarebbe bastato che qualcuno fosse presente.

Voi mi direte: se c'era qualcuno l'articolato dell'indovinello crolla, e avete ragione. Si potrebbe chiedere direttamente all'albero, ma dubito che risponderebbe di sua sponte.

Si parte quindi dal fatto conclamato, l'unico: siccome è vero che per reggere l'indovinello non deve esserci nessuno, allora la sola cosa vera è che non c'è nessuno. E se non c'era nessuno ad ascoltare, allora il rumore che ci sia stato oppure no diventa ininfluente: perché partiamo dal fatto che non essendoci nessuno ad ascoltare, non ci sono elementi per sottolineare come l'albero sia anche effettivamente caduto o se, magari, fosse lì da prima perché nato storto.

A volte mi capitano cose che non importa siano nate e cresciute e cambiate o sempre state così, ma ci rendiamo conto che sono così semplicemente un giorno che ci facciamo caso.

Ci poniamo la domanda. "Ma è vero quello che sta capitando?". E non importa se l'oggetto del contendere sia, appunto, una forma persistente dell'esistente da prima che prendessimo coscienza o se sia stato l'esistente a condurci lì, ma il fatto è quello e c'è poco da fare: non si scappa punto e basta. La verità è a portata di mano e a noi non resta che prenderne atto e goderne (se è una cosa bella) o farcene una ragione (se è una cosa brutta).

Ora, io mi auguro che sia sempre vero ciò che è vero e risponda a un qualcosa di bello. Se lo è,  cambia la percezione delle cose che ci circondano: il modo in cui accendi il tuo computer in ufficio, come parli con la cassiera al supermarket, lo squillare del telefono, la lettura di un libro seduto in un prato. Tutto ti sembra meno importante, o più importante, o meno intenso, o più intenso, a seconda di ciò che hai appurato sia vero.

La vita è un albero che cade nella foresta e non fa rumore. Un giorno semplicemente passi da lì e ti accorgi che un albero è caduto, e vai avanti. Non importa se abbia fatto rumore, importa che tu non ci fossi sotto nel caso fosse effettivamente, improvvisamente caduto.

Sei ancora vivo, ed è l'unica cosa che è vera. Preso coscienza di ciò, dopo tutto sembrerà diverso, anche quello che non lo è mai stato.

E, mi ripeto: se facciamo diventare l'albero una metafora e lo sostituiamo con le cose che in una vita ti possono capitare, e quella cosa è una cosa bella, allora la vita sicuramente sarà più vera anche lei. Ed è una sensazione che poi, toccata con mano, non vorresti lasciare più.







 

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