sabato, settembre 07, 2013

Le casalingue non le ho mai capite - Life in Technicolor part 206



L'altro giorno mi è venuto in mente un episodio della mia infanzia. Era la prima volta che guardavo Fantozzi va in pensione, e nel c'è una scena che ricordo sul momento non capii completamente.

In pratica, c'era Fantozzi che andava con la moglie Pina in un cinema alla mattina, e si trovava ovviamente in una situazione di quelle un po' particolari: la pellicola proiettata in sala era un pornazzo e la scelta si rivelava essere - considerando la presenza della Pina, appunto - un po' azzardata.

Tralasciando i particolari della storia raccontata (guardatevi il video, nell'ipotetico caso in cui non abbiate visto il film), cerco di andare un poco più in profondità.

C'era un particolare che non mi ero spiegato, allora, e che per molti anni non avevo mai veramente afferrato: il fatto che il film si intitolasse le "Casalingue". 
Ma che cazzo significava? E perché faceva ridere?

Allora mi aveva fatto ridere la mimica di Paolo Villaggio, il suo eterno gesto della lingua fuori, insomma il suo personaggio. Però non capivo cosa significasse quel titolo. E dire che con i cugini si era riso un sacco imitando Fantozzi che dice alla moglie "Le casaling-UE", come a rimarcare l'errore ortografico della locandina.

Qualche anno più tardi mi sono reso conto dell'associazione... linguistica (passatemi il gioco di parole) trovandola persino banale. Però non mi ero mai fermato a pensare, da bambino intendo, che fosse una roba in qualche modo... corretta e voluta. Non concepivo proprio quella formula per identificare delle donne disinibite dedite ai lavori domestici e alla soddisfazione sessuale del marito mi risultasse sconosciuto. Cioè, era una parola che per me era proprio senza senso. Pensavo: anche se è un film di donne nude, perché c'è quella U? Sarebbe più chiaro chiamarle casalinghe, almeno si capisce che ci sono delle signore!

Allora ho fatto un ragionamento: che quando si è innocenti si ride anche delle cose più buzzurre. Non c'è malizia, non c'è il marcio: c'è solo la solarità di una battuta fatta da un attore bravo a fare le boccacce, e poco importa se ti manca il pezzo dove arriva come un treno il senso del peccato adulto, o il riferimento boccaccesco che serve a definire, come in questo caso, un film a luci rosse.

Io da bambino ridevo senza capire cosa significasse quella parola, ma non perché fossi stupido. Semplicemente perchè avevo un altro modo di identificare l'allegria, ed era completamente secondario quel passaggio in un mondo lontano e riservato ai grandi.

Quando si è bambini si ride inconsapevoli, a volte ci si accontenta di cose semplici e anche se non si capisce tutto ci si immerge nella voglia di essere felici.

Ancora oggi fatico a capire la bellezza delle casalingUe in favore del divertimento che mi dà Fantozzi mentre fa la sua abituale smorfia di eccitazione. Mi piace pensare che sia un bel residuo dell'essere bambini: la cosa che manca è applicare quel modo di pensare a tutto ciò che mi capita.




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