martedì, settembre 24, 2013

Anche se non sono un Papa due parole su Dio le direi anche io - Life in Technicolor part 212

"Why does the sun come up?
Or are the stars just pin holes in the curtain of night, who knows?
"
(Juan Sánchez Villa-Lobos Ramírez, Highlander)

Tutti si stupiscono che il Papa in carica e il Papa emerito scrivano lettere dove parlano del loro core business, oppure che con l'aiuto di un cellulare il primo telefoni di qua e di là parlando di Fede, coraggio e appunto, vicinanza con l'Altissimo.

Io no.

In effetti un Papa non può far altro che parlare di Dio, alle persone: altrimenti, avrebbe fatto l'imbianchino, il professore o il ballerino. La cosa, per certi versi, è scontata ma ammirevole.

In questo mondo parliamo di Dio come fosse una rockstar, un politico o una squadra di calcio. Crediamo che girare intorno all'argomento con il piglio di chi sa ci faccia, effettivamente, sapere di cosa parliamo.

La cosa strana è che Dio chi l'ha visto non può raccontarlo, oppure deve attraversare un buon numero di analisi fatte da specialisti del settore (tribunali ecclesiastici in primis) e psicoterapeuti prima di avere una ragionevole credibilità nell'affermare d'averlo effettivamente incontrato (in tutte le forme). La maggior parte dell'umanità, però, Dio - almeno nella sua declinazione più concreta - non sa com'è fatto, non sa dov'è fattivamente, e non ha la minima idea di cosa pensi.

Tutto è allacciato a un discorso di Fede: so che Dio è amore perché credo sia amore. So che Dio è intorno a me perché credo sia infinito. So che Dio mi guarda e mi protegge perché credo nel fatto che Lui misericordioso.

La Fede è meravigliosa. Tutta la nostra vita si appoggia sulla Fede, e manco ce ne rendiamo conto. Anche quando parliamo su Twitter di Dio lo facciamo con Fede: Fede in Dick Costolo e il suo team che, ad un certo punto della conversazione, il social network non s'impalli e tutti i miei hashtag se ne vadano a puttane, con tutti i miei finissimi ragionamenti.

Abbiamo Fede nelle persone, a volte in noi stessi. Abbiamo Fede nel Passato perché l'abbiamo visto e ci crediamo (amandolo, odiandolo, non importa), a volte nel Futuro perché crediamo ci sia sempre Speranza (semicit. Aragorn, Le Due Torri).

Personalmente tratto l'argomento ogni giorno, con me stesso: del perché abbia Fede e del perché credo in Dio. Mi chiedo spesso dove sia il Dio che prego ogni domenica. Non tanto per un principio di rivalsa nei suoi riguardi, quanto per curiosità. Qualche anno fa un prete oggi anziano, raccontò che era curioso di morire solamente per capire di persona come fosse il Dio cui aveva consacrato la sua vita: ad un certo punto, disse che quasi era impaziente. Fu un approccio che mi colpì molto, nella sua originalità: in pochi, pensai e penso ancora oggi, direbbero di esser curiosi di morire per vedere Dio di persona.

C'è che Dio lo vedi intorno a te, se vuoi: io questa cosa l'ho sempre creduta. Ad esempio, e capita molto spesso, mi rendo conto della cosa quando alla mattina cammino per andare in ufficio e mi guardo intorno.

Ci sono gli alberi, c'è il cielo. Poi ci sono gli altri, le persone dico. Ogni tanto le guardo in viso, belle o brutte che siano se scavi oltre le apparenze ci vedi comunque qualcosa, e a me capita così quando succede questa cosa qui. Come un senso di unicità, che va oltre l'individuo. Come se ci sia qualcosa di meraviglioso anche fra le pieghe della pelle più brutta, non saprei definirlo: è proprio una consapevolezza.

Così, in quella frazione che guardo le persone in questo modo, riesco a pensare in un attimo al fatto che, ad esempio, tutti sono stati bambini. Che tutti sorridono. Che tutti in un modo o nell'altro almeno una volta hanno amato qualcuno. Che tutti dormono, che tutti sognano. Che tutti piangono, che tutti ridono. Poi, si sceglie se essere buoni o cattivi, ok: però di default, tutti hanno dentro quella complessità.

Ed è lì che secondo me Dio si palesa all'uomo.

Dell'argomento ho un'idea abbastanza strana, insomma, e tutto sommato non avevo mai pensato di scriverne qui. Però sarà che ultimamente, è come ci fosse nell'aria un bisogno più spiccato di Dio. Come se la gente aspetti veramente un gesto, un segno, forse una grazia.

Io non lo so. Il Papa (anzi, il Papa e il Papa emerito, oggi sono due) continua(no) a scrivere lettere, telefonare, la gente ci scherza poi però nel silenzio secondo me ci riflette e si fa la domanda, di dove sia Dio.

Già questo, è un buon punto di partenza. Per dove, chissà.




Nessun commento: