giovedì, settembre 05, 2013

Lettera al plagiatore - Life in Technicolor part 204

Una foto risalente al 2009, dove sono intento a discutere
amichevolmente sul tema del plagio.
Caro amico Ebbefi,
sai che mi rivolgo proprio a te. Ti appello con un nome che non è il tuo perché non mi sembra bello sputtanarti con nome e cognome, anche se ti sei platealmente comportato male con me e altri blogger di cui hai preso i testi per proporli alla tua rete sociale sul tuo profilo Facebook, come fossero tuoi.

Parlo a te, amico mio, come ripeto il discorso a quella tipa di Parma sulla cinquantina che mi ha fottuto questo post qualche anno fa, permettendosi anche di cambiare la frase finale con una scritta (male) da lei. Parlo a te e insieme a tutti quelli che hanno questa brutta abitudine.


Vedi? Avrei potuto dire come ti chiami, contattare tutti i tuoi amici dicendo che quella roba lì non è tua. Invece, è bastato che tu la cancellassi (come hai puntualmente fatto, appena hai capito che la cosa era seria dopo un'intercessione di una persona della tua cerchia), magari millantando che era roba troppo personale per essere condivisa, ma di fatto mi frega poco. A me bastava che la cancellassi.

Comunque, ti racconto com'è andata, prima di tutto. 

L'altra notte uno che conosci mi ha scritto un'email mandandomi gli screenshot di ciò che avevi fatto. Mi ha spiegato che s'è reso conto subito che non era roba tua, ed è stato discreto e gentile, sia con te che con me. Sai perché? Perché voleva restituire a me la roba di mia proprietà (quegli scritti che hai preso senza dire di chi fossero) e a te la dignità, perché si vedeva lontano un kilometro e mezzo che non era farina del tuo sacco.

Amico Ebbefi e con te tutti quelli della tua razza, ti spiego una cosa.

Le storie sono di chi le scrive. Sono anche di chi le legge, ma non puoi appropriarti di parole non tue. Le parole sono fatte per essere condivise, ma chi le pronuncia rimane il legittimo proprietario. Ti fa un dono quando le scrive, perché tu possa trovare qualcosa che cerchi dalla sua esperienza di vita: perché ti vuole bene prima di conoscerti.

Se tu le prendi, e le adoperi senza dire da chi l'hai sentito (si chiama citazione, CITAZIONE, hai capito?!?!) non solo compi una cosa odiosa, magari solo per fare colpo su una che ti piace mostrandoti improvvisamente capace di fare qualcosa che non hai mai fatto, ma fai anche un torto a chi ha voluto farti un regalo senza conoscerti.

Capisci, Ebbefi, come funziona?

E visto che non ti sei comportato così solo con me, ma anche con altri blogger, allora mi viene un dubbio: che voi che avete questa tendenza siate geneticamente portati a fottere le parole altrui. Cioè, non vi sapete neanche regolare sul fatto che, magari, quelle parole lì hanno un peso e usarle come se le aveste messe in riga voi è una specie di svilimento.

Senza contare una cosa: che si vede che non sono vostre. Nel senso, io dico ciò che vedo, racconto ciò che sono. Se raccontassi te, amico Ebbefi, risulterei stupido, perché io non sono te. Io a te le parole non le ruberei mai, ma neache "buongiorno" o "devo correre a casa perché mi sto cagando addosso", per dire.

E allora, amico Ebbefi, parlo a te ma parlo anche a tutti quelli che hanno il tuo vizietto.
Sappi che è una cazzata, prima di tutto verso te stesso.

E non è che scoperai di più, fingendoti ciò che non sei. Perché dal lato pratico, le tue parole saranno in grado di presentarti, non le mie. Le tue parole ti racconteranno, non le mie. Io non uso parole tanto buone da essere universali, sono mie e le regalo volentieri, non per essere usate come biglietto da visita, ma semmai per trasmettere ciò che vedo, e sento. Se ti interessa le leggi, se ti piacciono torni, se ti fanno cagare tiri dritto e vai avanti. Ma non le rubi. Hai capito? Rubare: no! Non si fa!

Quindi, amico Ebbefi, impara a darti un tono con altro. Prova il bungee jumping, il free climbing, prova il surf, prova a vestirti d'amianto e darti fuoco, prova a usare Vine e passa la vita a fare video di sei secondi, o magari scrivi anche tu ed esercitati e diventa il più bravo fino a che avrai palate di soldi e un codazzo di gnocca che t'aspetta sotto casa: a me non importa.

Ma tutto ciò che farai, fallo con le tue parole. Le TUE, ok?

Stai bene.

fRa

PS: per tutti gli altri plagiatori che passano di qui, e prendono ciò che scrivo e lo ripropongono sui loro blog o ovunque per farsi fighi (sempre che sia figo usare i miei scritti, usate almeno quelli di chi è bravo sul serio), sappiate che il prossimo che pesco lo denuncio. Plagiatore avvisato, mezzo ammutato. 









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