lunedì, settembre 02, 2013

Ieri mi sono seduto su un tetto - Life in Technicolor part 203

Io per i tetti ho sempre avuto una fissa particolare, tanto che tempo fa un editore molto coraggioso mi ha anche pubblicato un racconto ambientato lì.

In pratica è andata così. C'è un mio amico che abita all'ultimo piano di un condominio, e il suo balcone dà proprio su un tetto: nel senso, ci si mette un cazzo a scavalcare e salirci sopra.

A me piace andare là a sedermi, quando siamo da lui. A volte prendo proprio 10 minuti di tempo e vado, scavalco, e mi siedo con le gambe poggiate sulle tegole e il culo ben saldo sul muro che fa ringhiera. Insomma, non corro grossi rischi, però è come se fossi seduto su un tetto vero, senza i rischi del caso.

Quando mi siedo lì guardo il cielo di Torino e penso a tutte le cose belle che so. Ma proprio tutte. Quelle passate e quelle presenti, immaginando quelle future.

Penso che sedersi su un tetto sia terapeutico, a volte.

Quando proprio non sai più dove andare a cercare di pensare alle cose belle, allora prendi e vai sul tuo personalissimo tetto e guardi fuori e respiri l'aria di città e magari riesci a dire parole che era un po' che pensavi, innanzitutto a te stesso.

Ecco perché ieri sera, quando mi sono seduto sul tetto, verso mezzanotte o giù di lì, mentre il mio amico guardava i goal di Atalanta Toro e tutto era quieto. Ho cominciato a sentirmi bene, felice.

Ci sono tegole e tegole, quelle che ti cadono in testa e quelle su cui ti siedi per essere un po' tranquillo.

Consiglio a tutti di valutare un tetto dove sedersi, quando non si è al massimo: che sia sicuro, dove non ci sia il rischio di cadere, ma che sia altrettanto lontano da tutto così da poter rimanere un po' soli con se stessi per immaginare un po'. Ok, visto che è rischioso, magari anche se non è un tetto ed è un prato va bene uguale. Tanto non è il posto in sè, è ciò che si fa a cambiare le cose.

Però fatelo. Vedrete, non ve ne pentirete.




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