domenica, ottobre 13, 2013

I lego e l'effetto placebo per la domenica sera - Life in Technicolor part 214

Io la domenica sera la detesto.

Talmente tanto che ne ho già scritto in altri post ma tanto è il fastidio che non ho neanche voglia di cercare i riferimenti corretti per linkarveli.

Così a cena ho fatto un pensiero ragionato per  capire quando questo senso di insofferenza si sia sviluppato, e con la mente sono tornato alle elementari, diciamo alla fascia d'età complesa fra i 7 e i 11 anni.

Quando ero ragazzino, passavo il tempo libero a giocare con i Lego. Avevo un castello, tanti cavalli e tanti omini, con le armi bianche perché fucili e attrezzature moderne non mi piacevano.

Giocavo con i cavalieri, io.

E ogni giorno inventavo una storia. Cioè: l'ho inventata una volta sola, e ogni giorno giocavo alla solita storia, sempre la stessa.

Ve la racconto. In pratica giocavo che un piccolo gruppo di ribelli combattevano contro un esercito ben organizzato, più numeroso e più cattivo.

All'inizio c'erano pochi uomini fra i ribelli, poi mano a mano che la storia proseguiva aumentavano di numero. All'inizio i buoni non avevano armi, però gliele facevo trovare in una sorta di agguato a un piccolo trappello di soldati, che orchestravo io. Posso senza dubbio affermare che la famosa scena dell'orda barbarica che appare ne Il Gladiatore di Ridley Scott l'ho girata io, con i Lego, già nel 1991: infatti, quello che identificavo con il capo lo facevo saltare su un cavallo, gli facevo impartire ordini, se non sbaglio gli facevo anche lanciare una spada da uno che era a piedi.

Vabbè, in ogni caso: l'epilogo era una battaglia finale dove i buoni vincevano, i cattivi perdevano e io andavo a cena. Tutto contato anche a livello di tempistiche.

In settimana cominciavo a giocare alle 17.30, di solito con l'inizio dell'ultimo cartone animato di Bim Bum Bam, oppure qualche anno dopo con la fine dei Power Rangers.

Giocavo in camera da letto con la tv accesa, e accompagnando i miei giochi mi sono gustato un sacco di miniserie: da Highlander a Robocop, fino a Flash (erano miniserie molto naif, in un certo senso, però con un loro fascino). Tagliavo la testa al capo cattivo in concomitanza con la prima chiamata di mia mamma che annunciava la cena in tavola, fra le 19.30 e le 20.

Nel weekend, cambiava la programmazione televisiva ma non il mio passatempo. La storia era sempre quella, solo che durava anche dopo l'orario di cena e si spingeva, udite udite, anche fino alle 22.

Alla domenica idem. E ricordo distintamente che c'era un retrogusto amaro a smettere di giocare con i Lego, quando erano le 19.30 della domenica sera. Forse perché a mamma piaceva molto il tenente Colombo con Peter Falk, lo davano su Rete4 e lei lo guardava sempre, roba da veri fan. Solo che a me non piaceva tanto e la cosa mi intristiva.

Ecco, un po' era quello che non mi faceva piacere la domenica sera. Poi c'era anche lo svegliarsi al mattino per andare a scuola, mi dispiaceva che fosse finita la mia pausa di riposo. Ma c'era anche qualcosa di più atavico, una sorta di maledizione di quei momenti.

La domenica sera era sempre triste. Lo è sempre stata, ma per tutti. Non ricordo a memoria una persona che, da quando sono nato, mi abbia detto che gli piace la domenica sera.

Stasera quindi mi sono rifugiato in quel pensiero lì. Quando giocavo nella mia cameretta con i Lego, da solo. Inventavo storie sempre diverse sulla stessa storia. Era bello sapere che dopo la domenica sarebbe arrivato il lunedì e, con lui, sarebbe ricominciata la mia settimana di battaglie con i Lego.

I Lego sono il mio effetto placebo per l'ennesima domenica sera con questo retrogusto così assolutamente radicato e inscindibile. Non giocherò con i Lego domani, ma ripensandoci è bello sapere che una parte di me è ancora lì che gioca tranquillo e inventa storie, pensando che un giorno si dovrà smettere per forza di giocare con i Lego ma solamente perché sarà arrivata l'adolescenza, e si fotta il tempo e la domenica sera, stasera rimango ancora un po là perché lì non c'è domenica sera, c'è solo serenità, e giochi, e storie.







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