lunedì, novembre 18, 2013

3h 59' 55'' - Life in Technicolor part 222

Io, Pietro (al centro) e Robi (a destra) in un momento
che non c'entra un cazzo con la Turin Marathon.
Il mio amico Robi domenica ha corso la Turin Marathon.

Sono due anni o forse qualcosina in più che Robi corre, aveva già fatto qualche maratona, una in particolare - quella di Vienna - a me e Pietro l'aveva raccontata con un po' di fastidio, perché durante la notte prima della gara era stato male e aveva corso i 42 kilometri e 195 metri con molta difficoltà.

Era arrivato fino alla fine, ma non come avrebbe voluto: per questo forse ci teneva a farne un'altra.

Quando ci parlava di questo appuntamento, ci diceva che il suo obiettivo era percorrere tutta la strada entro le 4 ore. Sotto quel tempo, per lui il risultato sarebbe stato raggiunto: sarebbe stato come una vittoria.

Robi domenica ha corso la Turin Marathon e ha fatto i 42 kilometri e 195 metri in 3 ore, 59 minuti e 55 secondi. Un attimo d'incertezza in più, forse, e non avrebbe tagliato il traguardo sotto il limite che si era posto. Un centinaio di metri percorsi a passo ridotto, e forse quel muro invisibile non sarebbe stato abbattuto.


E invece, Robi ce l'ha fatta. Per cinque secondi netti, ce l'ha fatta. Ha raggiunto il suo traguardo.

Io e Pietro abbiamo osservato questa sua galoppata con ammirazione. In questi mesi d'allenamento, era come il vedersi concretizzare un modello applicativo coniato dallo stesso Pietro qualche mese fa e adottato da tutti noi, che recitava semplicemente #PorreCause.


Ognuno di noi, inteso come me e voi che leggete, ha una o più Cause, o meglio: un motivo o più motivi per andare avanti. Un qualcosa che ci spinge a migliorarci, crescere, andare oltre, stare bene. Decliniamo questa vocazione in forme diverse, siano essere lo sport, l'arte, il lavoro. A volte la nostra Causa è una persona, ed è forse la Causa più bella e complessa che ci sia.

Quel traguardo sotto le quattro ore era una di quelle cose che per il nostro amico simboleggiavano una Causa: da superare, esorcizzare, demolire, un limite per mostrarsi cresciuto.
Per come l'ho interpretata io, era come un confine fra ciò che si era e ciò che si vuole essere.
Robi non lo sa, ma guardandolo in questi mesi mentre faceva i "lunghini", la dieta, andava a dormire presto, i suoi amici correvano con lui, anche noi, in silenzio, lo spingevano ad arrivare sotto quel limite che era qualcosa di più d'una barriera di tempi e performance podistiche. Dentro di me pensavo: Dai Robi che ce la fai, basterà anche solo un secondo e sarà come aver vinto.

Per questo oggi 5 secondi sotto il limite mi sembrano tantissimi: perché sono il frutto di una costanza che si mette solo quando di mezzo c'è una Causa, e Dio solo sa quante volte servirebbe mettercela, quella costanza.

E allora, quando ieri ci ha comunicato il tempo finale e noi abbiamo deciso di brindare per festeggiarlo, ho pensato che sono queste le cose che val la pena raccontare.

Ecco, questa storia è per il mio amico Robi e per voi: perché anche fra voi, magari, c'è chi pensa ad un traguardo e spera, un giorno, di superarlo. Come fosse il cammino per andare oltre il proprio confine, oltre una Causa.

Per voi ho anche un consiglio banale e puntuale: puntate dritti all'obiettivo. Siate coerenti, famelici, siate incazzati e determinati, siate sinceri. Quelle 4 ore si possono battere, l'altro giorno me l'ha insegnato una volta in più il mio amico, che ce l'ha fatta.


Bravo Robi. E grazie.




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