mercoledì, marzo 12, 2014

Le mie storie sono tutte a Nichelino - Life in Technicolor part 230

Stasera sono felice di partecipare a Voci della città, quello slam di narrazione di cui vi ho già parlato qualche tempo fa.
Il tema è "Storie di terra" e mi toccherà raccontare qualcosa che è capitato veramente, e a cui ogni tanto penso per ritrovare un po' di speranza. Non voglio spoilerare, quindi se vi va di sentire la storia venite direttamente al Sud, in San Salvario, sarò lì dalle 21.30 circa.

Qualcosa però voglio dirlo anche a voi che magari al Sud non ci verrete e siete qui che leggete, perché l'idea di raccontare una storia DI TERRA apre il pensiero, perché la terra, la mia, è Nichelino. Un posto che è come Rosengård, secondo me, forse meno grezzo o forse no, chissà.

Per motivi diversi io da Nichelino ci vado e ci vengo, ci vivo per un po' poi vado via, poi magari torno o magari - questa volta - no, chissà: a volte ci passo in auto, a volte mi fermo a salutare chi ci abita, a volte ci vado per giocare a calcio, altre per andare in chiesa, altre per fare una passeggiata.

Io a Nichelino ci sono nato, nel senso che non ho ricordi prima di quelle strade, delle case rase al suolo e sulle cui macerie hanno costruito palazzacci e supermercati, ricordo i campi d'erba e le strade con le buche, le scorciatoie che facevo in bici o a piedi ascoltando il walkman, ricordo il silenzio dell'estate, la biblioteca che era sempre lontanissima da casa, ricordo gli amici e i giri a giocare in sala giochi o all'oratorio, ricordo le persone con cui sono cresciuto, tanti, troppi da nominare, ricordo chi non c'è più (di qualcuno avevo anche parlato, qui e qui), ricordo un pezzo di strada pieno di neve mentre tornavo a casa a piedi in seconda piedi, ricordo l'amore e il primo bacio, ricordo la pizza e la panettiera che faceva la cresta, ricordo la piazza com'era, ricordo la piazza e quegli amici lì, ricordo tante cose, Vasco e gli 883 da ragazzini poi i Nirvana da adolescenti poi ancora Vasco e Nirvana, insieme, quando avevo passato i venti.

Sono tempeste di ricordi e di immagini che si susseguono, una sull'altra, come fossero diapositive in una mostra. E Nichelino rimane in tutte le foto, silenziosa come una mamma che ti guarda da lontano, ricca di legami e di contraddizioni ma sempre affettuosa con chi ne ha fatto parte.

Se stasera andrò al Sud a raccontare, e se sono andato al Rough a raccontare anche a gennaio, e se ho fatto dei reading a CasaMAD, e se ho pubblicato qualcosina, e se sono andato alla Scuola Holden e ho scritto un po', e se ho deciso che con tutto questo ci volevo anche vivere e per ora ce la si fà, ecco allora che il cerchio si chiude.

Tutto è cominciato lì. A Nichelino. Ed è sempre bello pensare a tutte le storie che sono nate lì e che mi porto dietro, da sempre
.

E ringrazio chi lì ho conosciuto, ringrazio chi conosco, ringrazio la sua gente e ringrazio quel piccolo mondo che sta lì e silenzioso mi accoglie quando senza dire niente a nessuno ci passo e porto via un'altra delle storie che sono rimaste lì anche se io sono andato via. Le prendo per raccontarle in giro per il mondo, già, e anche per sentirmi un po' meno solo. Per sentirmi a casa anche altrove, anche se non sono più là, a Nichelino.