mercoledì, aprile 16, 2014

Il mal d'Africa è un ricordo di qualcosa che non hai mai vissuto - Life in Technicolor part 232

Conosco diverse persone che sono state in Africa. Mio cugino ad esempio c’è stato due volte, non c’è tornato solo per cause di forza maggiore, sennò ci sarebbe andato una terza e forse anche una quarta.  Mio cugino parla spesso dell’Africa. Non come ne parlò Veltroni, che disse che ci sarebbe andato e non ci andò mai.

Lui ne parla con cognizione di causa, l’ha vista.

Dice che l’Africa è una specie di malattia, che ti contamina. Spesso racconta che fosse per lui ci tornerebbe, laggiù, per viverci.  L’Africa è un enorme continente dalle mille risorse, decine di guerre e chissà quante meraviglie.

Se ne sente parlare per la desertificazione, è il simbolo della fame del mondo e dove nascono i leoni, che rincorrono le gazzelle ebbre di Gatorade. Ed è anche un sacco di altre cose, che raccontano quelli che ci sono stati.

L’Africa a sentir parlare mio cugino che ci è stato, e che è un ragazzo che secondo me dice sempre le cose come le vede, eccom l’Africa è sul serio un qualcosa che ti trapassa e non ti molla più, una specie di malattia che anche se guarisci, ti rimane addosso. 

Ogni tanto capita che tutto ad un tratto e mi trovi a pensare all’Africa. Io non ci sono mai stato, ma ad ascoltare quei miei amici che ci sono stati, posso provare a immaginarla. Dice ad esempio il mio amico Simone che quando tornò da laggiù, per due settimane si stupiva ogni volta dell’importanza dell’acqua.

Oppure, mi raccontò, che lì la gente ride, ride sempre. Ride con gli occhi e il sorriso e fa festa, sempre.  Anche se sono poveri. E che ci tornerebbe, anche solo per quello.  Tutti quelli che conosco che sono stati in Africa ci tornerebbero.  

Curioso.  

È una malattia, dicevo prima, eppure tutti ci tornerebbero in mezzo, proprio ci si immergerebbero e non andrebbero più via, da quel senso che ti regala quell’immenso continente. 

Per dire, Simone ne ha visti di posti, e anche mio cugino, e anche quelli con cui ho parlato che ci sono stati: ecco, tutti hanno visto molti posti, ma solo lì dicono che tornerebbero con quella luce negli occhi che hai quando sei innamorato. 

Forse mi sono lasciato influenzare.  Perché quando capita che ci penso, all’Africa, mi viene come un senso di qualcosa che manca e che posso trovare solo lì. Un richiamo ancestrale che si dissolve nelle immagini di una savana, delle persone sorridenti e dei canti che solo gli africani sanno fare. 

Dicono che l’uomo venga dall’Africa, che tutto sia cominciato lì. L’evoluzione, intendo, e tutta quella roba lì. Io non lo so, non c’ero. Però è come se laggiù ci fossero le nostre radici, e allora a volte penso che sì, forse è vero che l’Africa è una malattia, una malattia che si chiama ricordo, anche se non ci sei mai stato, perché senti che a quella terra sterminata si lega un pezzo che tutti noi abbiamo dentro, nell’anima. 

L’Africa è una specie di seme che germoglia nell’immaginazione di chi non c’è mai stato e nella memoria di chi ha potuto assaporare l’odore di quei luoghi.  

Vorrei che tutto si fermasse, che lì non arrivasse il cemento, la sporcizia, vorrei che lì non ci fossero più cacciatori e le guerre cessassero, vorrei che cessasse subito il processo di riscaldamento globale e che il deserto si fermi, solo per poter aver l’occasione di preservare quella specie di polmone dell’umanità per far sì che tutti, nessuno escluso, un giorno ci possano andare e possano trovare ogni cosa incontaminata. 

Io compreso. 

Per capire cosa si nasconde in quella specie di richiamo, quel mal d’Africa al contrario, che mi prende ogni tanto quando penso che laggiù debbano esserci un sacco di cose meravigliose, un po’ di paradiso in terra, chissà perché poi laggiù, forse perché là ancora sorridono solo per il gusto di farlo, perché in fondo se sei vivo il resto a che importa?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Quinto paragrafo: "m" di troppo.
Magari non volevi che il primo commento fosse una correzione, ma dopotutto ti sto facendo un favore ;)