mercoledì, luglio 09, 2014

Chissà cosa ha pensato ieri sera il mio amico Messias durante #BrasileGermania - Life in Technicolor part 229

Nella foto: il mio idolo David Luiz dopo una rhumba
sostanzialmente imprevedibile.
Fino a qualche anno fa, diciamo tipo 5 ma potrebbero essere molti di più, mia mamma aveva come vicini di casa una famiglia di brasiliani.

Erano molto simpatici e gentili: ogni domenica cucinavano la grigliata sul balcone, e quando c'è stata occasione hanno anche organizzato delle belle mangiate nel cortile, con tutti i condomini.

Fra loro, ricordo il mio amico Messias. Si chiamava proprio così.
 

Messias Da Souza e poi qualcosa. Per gli amici, però, era semplicemente Messias. 

Era un uomo grosso, un po' più basso di me, e veniva da Brasilia. Scuro di pelle, sempre con il sorriso sulle labbra, amava il calcio e di mestiere faceva il muratore. Cioè, in Italia faceva il muratore: in Brasile era geometra, ma qui in Italia il titolo non valeva quindi faceva il muratore.



Alla sera, quando arrivava a casa e io lo incrociavo sulle scale, mi diceva "Eh allora, Fra, come andiamo?" e io "Bene Messias e tu?" e lui diceva "Stanco come un maiale, ora vado da mia moglie e mi mangio carne alla brace e mi bevo una birra gelata." e capitava che quando lo incontravo con sè avesse la spesa, completa anche di una cassa di Moretti da 66cl di quelle che compravamo noi quando facevamo le grigliate, solo che lui la comprava per uso personale.

Sorrideva sempre, anche se non capiva il nostro paese. Una volta mi raccontò che gli era capitato di dover andare a lavorare in un cantiere nel centrocittà. Era inverno, e lui soffriva particolarmente il freddo. Beh, sta di fatto che andò in un bar, e quando lo videro entrare con cappello di lana e sciarpa ben tirata su, tanto da tenere in vista solo il viso, a malapena lo salutarono. Chiese un cappuccino e senza dir nulla, il barista gli porse in malomodo la tazzina dicendogli "Fa un euro". Stop.

Messias, che era uomo che sorrideva sempre ma che era intelligente, capì. Il giorno dopo tornò nello stesso bar e, appena entrato, si tolse il cappotto ed esclamò: "Wow che freddo che fa qui in Italia! Nel mio paese, il Brasile, non fa così freddo! Amico, mi fai un cappuccino bollente?".

Il barista allora fece un sorriso enorme e cominciò a chiedergli del suo paese, e gli offrì anche il caffè.

Quando mi raccontò questa storia, Messias mi chiese perché in Italia ci basassimo tanto sul colore della pelle, sorridendo anche lì.

Amava il calcio ed era intraprendente. Come Ronaldinho, e come Ronaldo (Luis Nazario Da Lima, non quell'altro portoghese), che erano i suoi giocatori preferiti, gli piaceva osare, infatti dopo qualche anno come dipendente aprì la sua impresa individuale. Aveva i biglietti da visita con su scritto "Il brasiliano" e faceva i lavori di muratura ascoltando la musica, ovunque andasse.

Lo so perché me l'ha raccontato lui, quando fece un lavoro anche a casa di mia mamma. Ci rifece la cucina.

Io abitavo ancora lì, e mentre lui lavorava io ascoltavo la musica. Un giorno avevo messo su un greatest hits di John Lennon, e quando lui sentì Mother mi chiamò e mi chiese: "Questa canzone è bellissima, me la fai riascoltare?". Diceva che gli ricordava la sua mamma.

Gli masterizzai il cd, e lui mi ringraziò tanto, perché si sarebbe ascoltato quella canzone ogni volta che ne avrebbe avuto voglia.

Ieri sera mentre guardavo il Brasile prendersi sette pere dalla Germania, ho pensato a molte cose: a Joao Gilberto, alla pubblicità Nike con Cantona e con lo spogliatoio di Joga Bonito dove palleggiavano Ronaldinho, Roberto Carlos, Adriano e Robinho, a chissà perché il Brasile mi è sempre stato simpatico ma non così tanto da andarci in viaggio, al fatto che io avrei puntato da subito su Willian e non su Bernard, al fatto che comunque il calcio è veramente uno sport di merda se stai dalla parte di chi si prende sette pere.

Poi ho pensato a Messias.
Allora ho sentito il bisogno di scrivergli un messaggio, che lascio qui perché non ho il suo numero di telefono, o un'email, o un contatto.

Spero tanto che tu stia bene, amico mio, e anche la sua famiglia spero che stia bene, Natalia e tutti gli altri. Vi mando un abbraccio forte.
Ah, mi dispiace anche per David Luiz, però un po' di più perché non vi vedo da un po'.







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