mercoledì, luglio 02, 2014

Il tempo passa e io alla Cena in Bianco continuo a non andare, chissà perché - Life in Technicolor part 228

Io durante un momento di riflessione sul
mio abbigliamento, chiaramente inadeguato
per la Cena in Bianco.
Ho un po' paura del tempo che passa. Meno del tempo atmosferico, più di quello che scorre e non puoi fermare. Lo sento nelle ginocchia che dopo ogni partita di calcetto mi fanno sempre più male e della sempre più difficile perdita di tessuto adiposo sulla fascia addominale.

Però ogni anno ci sono cose che ritornano, ciclicamente. Loro sì che sanno fottere il tempo che passa.

E questo non attenua la mia paura, anzi la esaspera: perché fra di esse certo non si nascondono eventi roboanti di significato.

Fra le varie attività cicliche che la vita ripropone, una  particolarmente ha colpito in questi giorni la mia fantasia.

La cosiddetta Cena in Bianco, evento torinese che nasce come flash mob e cresce come caratteristico appuntamento estivo, lo scorso anno anche patrocinato dal comune con 10.000 (diecimila) €.

Ogni anno qualcuno che conosco salta fuori lanciando la proposta: "Andiamo alla Cena in Bianco?".

E io, dentro di me, avverto la paura del tempo che passa e formulo la risposta "Ok, andiamo a 'sta stronzata" alternandola al crozza-razziano "La Cena in Bianco è bella ma non ci andrei".


Ci sono paure che non si superano: tipo appunto, quella del tempo che passa e dell'avvenire che mentre arriva ti segnala che sta scadendo il tempo che ti resta da vivere.

Ci sono paure che vivono in quelle paure che sono altamente risibili, come quella che si sente quando certe attività cicliche si ripropongono, nella loro leggerezza.

Io sulla Cena in Bianco non ho un'opinione. Mi piace vedere le foto che fanno alla location dove si tiene dall'alto, quando Torino per un attimo diventa meno grigia. Mi piace pensare che durante l'evento le persone siano tutte sorridenti e non caciarone, però questo io non lo so se sia veramente così, io non ci sono mai andato.

Domenica mentre tornavo a casa ho incrociato un ragazzino sui sedici anni che andava alla cena in bianco. Era tutto vestito di bianco (ovviamente) aveva i pantaloncini e una camicia bianca, anche le sneakers, bianche, ed era tutto elegantino. In mano portava un pacco di carta stagnola che sarà stato grosso come la mia mano. Camminava svelto, da solo, poco prima dell'evento.

Ho pensato a chi gli avesse preparato il cibo contenuto in quel pacchettino di carta stagnola, a me che alla sua età quando capitava di fare cena a casa di qualche amico mettevo nei pacchetti di carta stagnola, ad esempio, la torta salata di mia mamma.

A volte, ho pensato, basta poco per ricordarsi di come sia stata la nostra giovinezza, e perché l'abbiamo amata tanto.

In ogni caso, non so dire se fossi stato al posto di quel ragazzino, se sarei andato sul serio alla Cena in Bianco. Anche perché di bianco vestito sarei stato abbastanza imbarazzante, ma non solo. Perché chissà se veramente, il tempo che passa si può fermare con i rituali, siano essi di bellezza o appuntamenti annuali. Perché poi non è questa la ragione per cui si cerca di vivere momenti memorabili? Non è per creare attimi in cui il tempo si ferma, e si possono portare via con sé frammenti di vita in cui si rimane per un attimo senza tempo?


E io, ecco, dato che ho un'atavica paura del tempo che passa, voglio che gli attimi senza tempo siano quelli in cui sono vestito, ok, ma non di bianco.
Il bianco non mi dona e comunque, non so se mi piacerebbe coincidesse con una cena organizzata con altre migliaia di persone che non conosco.

Però a chi ci è andato, alla Cena in Bianco, di bianco magari sta bene vestito. Quindi per me anche se la fanno non è un problema, alla fine è una cena cazzo, ci lamentiamo che fanno una cena, sarà anche maranza ok ma metti che invece di una cena facevano la Mattonata in Bianco e si ritrovavano undicimila cristiani a tirare mattoni vestiti di bianco, quello sì che era un dramma no? A me rimane solo la domanda del perché non ci voglia andare, magari è un'altra di quelle occasioni in cui il tempo si ferma e per un po' la mia paura passa.

Chissà perché non ci sono andato, già.









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